Il Tirreno

Lucca

Pieroni, principe dei diesse e massaggiatore di Moser

di Valter Nieri
Pieroni, principe dei diesse e massaggiatore di Moser

Proprio il grande corridore trentino gli salvò la vita mentre annegava in piscina L’amicizia con De Vlaemink: «Era molto ansioso, ma sapevo caricarlo a dovere»

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LUCCA. Piero Pieroni, una vita per il ciclismo. Prima massaggiatore,poi direttore sportivo, ma sopratuttto amico e confidente dei grandi campioni del pedale che con lui si sono espressi ai massimi livelli. Nato a Gragnano settantuno anni fa, da ragazzo era particolarmente vivace ed allergico allo studio tanto è vero che terminò a stento le elementari. I suoi genitori Ermenegildo e Giulia Doroni lo inserirono nel bar-alimentari-ristorante che gestivano a Gragnano.

Ciclista scarso. Il locale gestito dai genitori si trovava sulla via Pesciatina, una strada transitata negli allenamenti dai corridori toscani. Negli anni 50 ci sostavano per fare una breve pausa anche i dilettanti più affermati di allora come Gastone Nencini e Waldemaro Bartolozzi che si facevano fare il panino per poi riprendere a pedalare. Il giovane Piero era attratto dal mondo delle due ruote. Così si tesserò per l'Unione Ciclistica Lucchese presieduta da Luigi Barbafiera.Corse anche per la Folgor Marlia e da Allievo per la Monsummanese Biagiotti. Ma non vinse neanche una gara. L’agonismo non faceva per lui.

Il meccanico di biciclette. Livio Pagliai,che aveva il laboratorio in via del Gonfalone,lo portò con sè nella squadra ciclistica Soccorso di Prato dove conobbe il corridore di punta,il lucchese Giovanni Avanzinelli. Piero Pieroni si rendeva utile a porgere le ruote e restava in officina a mettere in morsa il pedale.Nel 1964 all’ età di 20 anni venne chiamato come diesse alla squadra dilettantistica Magniflex presieduta da Franco Magni,ma il rapporto durò pochi mesi. «Nonostante fossi giovane-rammenta Pieroni-non volevo ingerenze e litigavo spesso con il segretario che si intrometteva nelle mie decisioni tecniche. Cambiai squadra passando alla Monsummanese Biagiotti. Sentivo di avere la vocazione di massaggiatore e nel 1966 mi diplomai a Coverciano. A quel punto aprì un centro di massaggi che divenne punto di riferimento dei ciclisti ed ebbe riconoscimenti da parte di illustri medici e studiosi».

La gavetta nei professionisti. Nel 1967 fa il suo ingresso nel professionismo come massaggiatore della Kelvinetor Frigor che ha come ds Silvano Ciampi e l'ex campione del mondo su strada Ercole Baldini.Quindi passa alla «Eliolana» con Gino Bartali come dt.Quindi seguono gli anni della Filotex massaggiando campioni come Franco Bitossi prima e Francesco Moser poi. Ma in quei frangenti è alla guida anche della seconda ammiraglia del ds Waldemaro Bartolozzi che ritrova a distanza di tanti anni da quando gli preparava il panino nel suo negozio di alimentari di Gragnano.

Salvato da Moser. Per un anno Pieroni è stato il massaggiatore personale di Francesco Moser «Tutti i giorni - dice Pieroni- gli dovevo fare un’ora di massaggi. Moser era l'atleta più esigente che abbia mai incontrato, ma io gli devo la vita. Eravamo in ritiro con la Filotex per la preparazione invernale a Madonna di Campiglio e decisi di fare un bagno nella piscina dell'albergo dove alloggiavamo.Ero solo in vasca e non sapevo nuotare bene. A un certo punto ebbi una crisi di nervi ed iniziai a bere. Moser casualmente passava di lì e vedendomi in crisi si tuffò salvandomi la vita».

Dopo la Filotex, Pieroni passa alla Sanson. Poi la Fiorella Mocassini lo ingaggia come unico direttore sportivo e Pieroni porterà al successo in diverse gare il siciliano Carmelo Barone e l'uomo venuto dal freddo, lo svedese Bernt Johansson.

Quindi arrivano gli anni della Gis Gelati,una delle squadre più forti al mondo e rivale della Sanson capitanata da Francesco Moser, che nel frattempo aveva lasciato la Filotex,con il presidentissimo, commendator Pietro Scibilia morto due anni fa, che gli fa un contratto astronomico come general manager concedendogli il potere assoluto su tutte le decisioni tecniche.

Manager più pagato. Nel 1979 Pieroni è il direttore sportivo italiano a guadagnare più soldi di tutti. Lui ricambia la fiducia facendo vincere tantissimo alla Gis che diventa il team più forte di quel quinquennio. Una sorta di Mapei ante litteram.

De Vlaemink, il più grande. Ingaggia, tra gli altri, il non più giovanissimo, ma autentico fuoriclasse del pedale, Roger De Vlaeminck che porta nel team altri tre atleti belgi di sua fiducia.

In quella stagione il grande Roger vincerà 25 corse tra cui la sua Milano-Sanremo dove in volata supera nell'ordine Saronni,Knudsen e Moser. L'atleta fiammingo si impose anche nel Giro di Puglia vincendo tre tappe e classifica finale e tre tappe del Giro d'Italia.

«Roger-sostiene Pieroni-era dotato di classe cristallina. È il più grande corridore che ho avuto il piacere di conoscere ed allenare,secondo soltanto ad Eddy Merckx.Una sera al Giro di Puglia mi chiamò il medico della Gis Gelati, Piero Modesti. Mi disse che De Vlaeminck stava male e che voleva ritirarsi. Conoscevo bene lo spirito del passista veloce fiammingo. Era molto ansioso e un qualsiasi dolore incideva sul suo morale. Io sapevo come gestirlo. Andai in camera sua e riuscì a rassicurarlo. In che modo? Lo motivai al massimo. Dissi che era il più grande e il più forte e avrebbe vinto nonostante qualche problema fisico. La mattina dopo prese il via e conquistò la sua terza tappa e e il Giro di Puglia».

Primo ds all’estero. Nella sua lunga carriera Pieroni non ha formato solo squadre italiane come la Santini,Selle Italia e Fiorella Mocassini. È stato il primo diesse italiano a dirigere una squadra straniera. Ha allenato la Trouks Daf, la spagnola Seur (1990 e 1991) e la Navigare portando al successo in due campionati italiani il mitico Podenzana.

Quindi la Scrigno Gaerne dove vinceva dapertutto con il velocista Alessandro Petacchi,l'Alfa Lum di Primo Franchini nel biennio 85-86 portando a tanti successi campioni come il velocista uzbeko Djamolidine Abdoujaparov e il fuoriclasse russo Andrei Tchmil.Nel 1984 dirige la Fanini Wuhrer Sibicar presieduta da Ivano Fanini,con il quale ha mantenuto nel tempo una profonda amicizia,portando al successo nel titolo italiano di ciclocross Ottavio Paccagnella e nelle gare su strada i danesi Michael Petersen e Jens Veggerby.Rimarrà nella storia per essere stato il primo ds ad aprire le frontiere italiane verso i corridori dell'Est europeo facendo esordire professionista nel 1982 alla Gis Gelati il polacco Czeslaw Lang.Guidando l'ammiraglia delle più forti squadre italiane ha partecipato a molti Giri d'Italia ed a qualche Tour de France,ha valorizzato molti giovani corridori e dato consigli utili ai grandi campioni. Da massaggiatore è stato di aiuto anche a Bitossi, Saronni e Marino Basso.

Nel 1968 volò a Città del Messico, come uomo di fiducia, facendo i massaggi al danese Ole Ritter che stabilì il Record dell'ora. Per la sua grande onestà divenne grande amico del ct della nazionale Alfredo Martini e del compianto Franco Ballerini.

Lo stop dopo 30 anni. Lasciata l'ammiraglia dopo un glorioso trentennio di vittorie si dedicò a fare da mediatore fra i corridori e gli organizzatori come al Giro di Polonia ed il Giro di Portogallo. Ecco di cosa è stato capace quel ragazzo che si addormentava sui libri e sognava di fare qualcosa di importante nella vita.

La felicità è riuscito a raggiungerla con il ciclismo: prima ungendosi le mani di creme e di rassodanti da spargere sulle gambe e sul corpo dei corridori, poi guidando al successo dalle ammiraglie i più grandi campioni.Oggi cerca di rilassarsi nella sua villa di Gragnano facendo in estate il bagno nella sua piscina. Nel frattempo ha imparato bene a nuotare e non rischia più di affogare come quando Francesco Moser gli salvò la vita. È appagato della sua carriera ciclistica che gli consente di riscuotere mensilmente la pensione. Ma per il momento non ha ancora lasciato il suo mondo e cerca di rendersi utile nel trasmettere la sua esperienza ciclistica ai giovani dopo 50 anni di onorata carriera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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