Gioco
Lucchese, il primo imputato è Baldini
Formazioni sempre diverse, Fanucchi troppo defilato, difesa impaurita, centrocampo poco muscolare e attacco anemico
LUCCA. Sette partite, cinque punti. Nove gol subiti, quattro sconfitte (di cui due in casa) e nessuna vittoria in trasferta. Il peggior ruolino di marcia dal settembre 1999 ad oggi. Da quando cioè la Lucchese ha lasciato la B per precipitare all’inferno delle categorie minori. Non è un bel momento per la Lucchese e per il suo giovane allenatore Francesco Baldini che s’immaginava un altro ingresso da allenatore nel mondo professionistico. Forse c’è stato un eccessivo tono trionfalistico al momento della costruzione e della presentazione della squadra che ha creato un’eccessiva responsabilizzazione in giocatori in prevalenza reduci da campionati di serie D (Rosseti, Vita, Melli, Lorenzini, Monacizzo, Marchesi) o con pochissime apparizioni in Lega Pro (Maini, Ashong, Ballardini, Sartore,Bianconi) oppure con una retrocessione alle spalle (Terrani e Benvenga). E al primo sbandamento la squadra, carente in personalità, non ha saputo reagire.
Il modulo. Sin dall’inizio della sua avventura Baldini, dimostrando indubbiamente grande coraggio, ha puntato sul 4-3-3. Il modulo più spettacolare, ma anche difficile. Servono attaccanti veloci in grado di rientrare e soprattutto di andare in gol con estrema facilità, centrocampisti con corsa e fisicità, difensori abili nel pressing alto e nell’applicare alla perfezione la tattica del fuorigioco. Tutte caratteristiche che ad oggi sono risultate completamente assenti. Oltretutto la Lucchese è l’unica formazione del girone che gioca con un modulo così spregiudicato e garibaldino. Una riflessione s’impone: non sarebbe meglio modificare l’assetto tattico passando a sistemi di gioco meno complessi (4-4-2 o 4-2-3-1)? Un bravo allenatore è anche colui che, compresi gli errori, ne fa tesoro e all’occorrenza effettua modifiche ed accorgimenti tattici in grado, ad esempio, di proteggere di più la retroguardia.
La difesa. Nelle ultime tre partite Di Masi, l’anno scorso uno dei pilastri della Lucchese, è apparso tutt’altro che impeccabile. Incerto e impacciato, ma forse soltanto preoccupato. E proprio necessario che l’azione debba ripartire da lui? E la coppia centrale? Espeche senza Calistri pare Coppi senza Bartali e Mori, che doveva dare sicurezza dall’alto della sua stazza, appare lento e lontano da una condizione accettabile tanto che rischia di esser preso d’infilata ogni volta che deve recuperare.
Il centrocampo. Calcagni, Mingazzini e Monacizzo. Nessuno dei tre è un muscolare in grado di proteggere il playmaker. Volendo fare un paragone comprensibile ai più se metti Pirlo (Mingazzini) devi piazzargli accanto una belva (Vidal) e un colosso (Pogba) altrimenti soffri ogni volta che l’avversario riparte. Nella Lucchese accade proprio questo. La mediana viene presa spesso d’infilata e sono dolori.
Il caso Fanucchi. Non è stata una bella idea tenerlo fuori a Pistoia dopo che aveva fallito il rigore in casa con il Prato. Oltretutto sull’esterno appare defilato e avulso dalla manovra. O gioca falso nueve come a Prato oppure dietro la prima punta. Altrimenti diventa inutile.
L’attacco. Il peso di regge tutto su Pozzebon che non è un goleador. E forse rende di più partendo dall’esterno. Le ali, eccezion fatta per Sartore che non è ancora pronta, non saltano l’uomo e finiscono per perder palla e far ripartire l’azione avversaria.
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