Gioco
Se il progetto rischia di tramontare sul nascere occorre trovare i responsabili di scelte poco azzeccate
Tracciare un bilancio dopo sei turni di campionato sarebbe decisamente da irresponsabili. Ma una considerazione può essere già fatta da adesso. La Lucchese edizione 2015-2016 ha tre punti in meno...
Tracciare un bilancio dopo sei turni di campionato sarebbe decisamente da irresponsabili. Ma una considerazione può essere già fatta da adesso. La Lucchese edizione 2015-2016 ha tre punti in meno rispetto a quella dello scorso anno. Eppure, se qualcuno non ha perso la memoria, nella Lucchese operaia di Pagliuca e del ds Bruno Russo c’erano almeno 4-5 under 20 che partivano titolari in ogni gara (da Dejori a Biasci, da Risaliti a Vittiglio sino a Ferrante a Calcagni passando per Casapieri). Quest’anno quando ne vediamo due (come a Pistoia, Sartore e Maini) è già tanto. Quella Lucchese era costata pochi spiccioli, questa decisamente qualcosa in più considerando che dieci componenti la rosa hanno un contratto biennale (seppur al minimo stipendio). La Lucchese di Russo parlava soltanto di quota salvezza da raggiungere, quella odierna ha più volte nominato la parola magica: zona playoff. Che oggi è distante almeno 5 punti. E che dire del settore giovanile che doveva essere il fiore all’occhiello del club? L’avvio della Berretti, dove militano i talenti del futuro, è di quelli da dimenticare. Ma non sarebbe meglio a questo punto farsi un bell’esame di coscienza e abbassare l’asticella pensando ad una salvezza da raggiungere alla svelta? La domanda sorge spontanea: ma se davvero questa società voleva provare a vincere perché non tenere il tecnico dell’anno scorso (Galderisi) e 7-8 calciatori della vecchia intelaiatura a cui innestare 3-4 elementi come ha fatto, per esempio, la Spal? Meditate gente.
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