Il Tirreno

Lucca

Buonatesta, per 31 anni giudice di moto dei ciclisti

di Valter Nieri
Buonatesta, per 31 anni giudice di moto dei ciclisti

Ammonizioni e squalifiche durante il Giro d’Italia anche ai campioni del pedale Operaio in fonderia, prendeva le ferie per partecipare al seguito della corsa rosa

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LUCCA. Una componente importante nel ciclismo è il ruolo della Giuria e del giudice in moto che ha la facoltà di seguire la corsa vicino ai corridori. Un ruolo ricoperto dal 1955 al 1986 dal lucchese Doriano Buonatesta. Un curriculum il suo che ha pochi eguali nella storia del ciclismo nazionale come sostiene l'attuale presidente Fci di Lucca Gianfranco Battaglia: «Doriano è stato il più grande giudice di moto di tutti i tempi. Un incarico difficile in quanto deve coordinarsi con il pilota della moto per la lunghezza del percorso, essere presente alla apertura del quartiere tappa per la punzonatura e fare spesso da mediatore fra le esigenze degli organizzatori ed il presidente federale. In un Giro d'Italia lo deve fare per 22-23 giorni consecutivi. Un lavoro massacrante, ma Doriano è sempre stato sorretto da un fisico di atleta e da un intuito senza uguali».

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L’esordio. Il suo ingresso nel ciclismo avvenne nel 1950 quando il giornalista sportivo lucchese Divo Gelli lo strappò al calcio inserendolo come direttore tecnico dell'Unione Ciclistica Lucchese presieduta da Gino Gardini, una squadra che a quel tempo si imponeva alla gare nelle categorie giovanili ed era molto attiva anche a livello organizzativo. «Ricordo bene quegli anni. - dice Doriano Buonatesta, 89 anni - Avevamo una società presieduta da persone competenti. Fra i successi più importanti la vittoria al campionato toscano Allievi con Scatena, un campionato toscano Esordienti con Marcello Paoletti e la Coppa Adriana a squadre con Scatena, Marcucci, Marsili, Gradassi. Mi dispiace vedere come è ridotta oggi questa società iscritta alla Federazione ciclistica soltanto ad onore di firma. Oggi manca la guida. Non ci sono più presidenti come Luigi Barbafiera: propositivi, capaci, pieni di iniziative».

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Aneddoti. Romolo Serra fu il dirigente della UCL che nel 55 lo convinse a fare il giudice di gara. «Ci provai ed il contatto con i corridori mi affascinò subito Sino al 1968 fui al seguito dei dilettanti poi divenni giudice nazionale. Nel 1970 nacque il Gruppo Motociclisti, istituito dall'allora presidente nazionale Fci Spadoni e feci l'esordio come giudice di moto alla Milano-Sanremo». Da allora sono seguite le direzioni in moto di 21 corse a tappe,fra le quali 11 Giri d'Italia nell'arco di tempo che va dal 1968 al 1984. Tre Giri della Sardegna, due Tirreno-Adriatico, cinquanta fra corse in linea e a cronometro (fra cui 3 Milano-Sanremo,3 Giri di Lombardia,2 Milano-Torino e due Coppa Placci). Nelle gare riservate ai dilettanti aveva già diretto 10 corse a tappe, fra cui 2 Giri d'Italia e 8 corse in linea/cronometro. Un curriculum invidiabile che gli fece ricevere diversi premi fra i quali il più prestigioso è stato il premio Rimedio 1973 e 1974 che gli fu assegnato quale miglior giudice nazionale in moto. In quegli anni nelle corse professionistiche la giuria era composta dal Presidente, due componenti, un giudice di arrivo e tre giudici di moto. Erano frequenti le ammonizioni per gli agganci alla ammiraglia della squadra e per le sgomitate in volata quando i velocisti stringevano gli avversari alle transenne. Ma anche le squalifiche dei velocisti come in una tappa sul Terminillo dove in molti arrivarono fuori tempo massimo. Prima Doriano diffidava, poi ammoniva e quindi squalificava. «In una tappa dolomitica del Giro d'Italia - racconta Buonatesta - Felice Gimondi mormorò “Troppo rumore con questa moto” e io feci finta di non sentire e replicai secco “Parli più forte che con questo rumore non si sente”.Mi facevo rispettare rispondendo sempre per le rime. Era un'epoca piena di fuoriclasse, come Eddy Merckx che era impressionante quando faceva le accelerazioni in progressione. Oppure gli scatti in salita dello spagnolo Fuente o la regolarità di Bernard Hinault, l'unico campione imbattuto al Giro d'Italia con 3 vittorie in altrettante partecipazioni».

Le ferie per partecipare al Giro. Doriano Buonatesta riusciva a conciliare i tempi del suo lavoro con l'attività ciclistica. Prendeva le ferie per partecipare al Giro d'Italia e lavorava magari per recuperare tutta l'estate.Operaio della Fonderia Magni in via Guidiccioni e poi dell'Officina Pera a Coselli. Nel 1986 l’agognata pensione sia a livello professionale che ciclistico per raggiunti limiti di età. «Da quel momento ho collaborato con l'Unione Ciclistica Lucchese ed il Pedale Lucchese Poli nella cui sede in Piazza S.Maria diventato per me un punto di ritrovo». È orgoglioso della sua famiglia: la moglie Romana e le figlie Tania (bella e stimata collega e collaboratrice storica de Il Tirreno) e Sonia che gli ha dato 2 nipotini. «Prima controllavo i corridori adesso i nipoti. Ma fare il nonno mi piace come fare il giudice di moto».

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