Il Tirreno

Lucca

l’intervista All’AUTORE DEL GOL A SANSEPOLCRO

Dalla serie A al GhiviBorgo Il racconto di Biagio Pagano

Dalla serie A al GhiviBorgo Il racconto di Biagio Pagano

LUCCA. Biagio Pagano si racconta. Tra la Serie A con Novellino, gli anni al Rimini in quella che definisce una A2 e la scelta del progetto GhiviBorgo. L’attaccante spiega i motivi per cui ha scelto...

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LUCCA. Biagio Pagano si racconta. Tra la Serie A con Novellino, gli anni al Rimini in quella che definisce una A2 e la scelta del progetto GhiviBorgo. L’attaccante spiega i motivi per cui ha scelto la D: «Il calcio è strano. La nuova formula del campionato di Lega Pro ha penalizzato me e tanti altri. Ero fermo ed ho accettato la proposta della squadra di Fanani. A fare da tramite, il mio talent scout dai tempi del settore giovanile, ovvero Antonio Bongiorni, famoso in Toscana e colonna del Margine Coperta. Mi parlò della società, dei rapporti che aveva con i suoi dirigenti e così mi ha messo in contatto. Lo ringrazio, come ringrazio il club che ha creduto in me».

Ha militato in serie A. Con quale tecnico o con quale calciatore famoso ha avuto modo di legare a livello umano? «Sicuramente con mister Novellino quando nel 2005 arrivammo in Coppa Uefa. Con lui ho vissuto momenti molto belli. Ero giovane ed ho avuto occasione di giocare diverse partite in A con una rete. Avevamo costruito un bel gruppo proprio grazie al carattere sanguigno ma allo stesso tempo corretto con noi calciatori. Poi cito le stagioni con il Rimini. Quella era una A2. Era l’anno successivo ai mondiali di Germania 2006 e in quella serie B, con il girone costruito dopo Calciopoli, c’era la Juventus di Del Piero, Buffon e Nedved. E poi il super Napoli di Eddy Reja, che arrivò al secondo posto. E come non dimenticare il Genoa. Il Rimini fece un grande campionato, io diedi il mio contributo e arrivammo quinti in zona playoff».

La Serie D le sta stretta? «No. Nel calcio di Lega Pro non sempre si sta meglio che in D. La serietà dei club fa la differenza. Il GhiviBorgo non ha niente da invidiare a realtà più importanti. Quest’anno dobbiamo pensare alla salvezza, il prossimo speriamo di fare qualcosa di più, magari con un impianto tutto nostro con terreno sintetico».

A Sansepolcro un punto importante firmato con un gol? «Mi fa piacere. Spero di raggiungere presto il top della condizione. Sono una seconda punta un ruolo dove ci sono tanti under di categoria. Per me questa è una regola da rivedere. Tanti giovani si illudono di fare la D e quando non sono più quote scendono di categoria. Chi ha qualità gioca al di là dell’età anagrafica».

Oltre al calcio, come trascorre le giornate Biagio Pagano? «Vivo a Pisa con la mia bellissima famiglia: mia moglie Rosa e i miei figli Melissa e Filippo di 8 e 5 anni. Nel tempo libero aiuto mia moglie nel negozio di abbigliamento per bambini a Navacchio che abbiamo aperto recentemente».

Michele Citarella

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