Sicurezza
Pedersen, dagli States a caccia di canestri
Il centro americano si prepara ad affrontare la nuova stagione: «Il mio obiettivo? Migliorare e con Diamanti posso farlo»
LUCCA. Il basket nel dna, la voglia di sacrificarsi per raggiungere gli obiettivi e uno spiccato spirito di squadra. È l’identikit sportivo di Kayla Pedersen, centro americano che per la seconda stagione si appresta a vestire i colori biancorossi. L’occasione per incontrarla si offre durante la presentazione delle nuove maglie del basket Le Mura. Dalle parole di Kayla trapela una grande voglia di far bene e addirittura di migliorarsi rispetto alla stagione scorsa; le premesse ci sono tutte, ora basta aspettare l'esordio di domenica a Napoli alle 18,15 contro Umbertide.
Kayla, perché hai scelto la pallacanestro?
«Amo questo sport sin da quanto ero piccola. Nella mia famiglia tutti hanno giocato a basket. Così, a 8 anni, per me è stato naturale cominciare a palleggiare sul parquet. Devo tutto alla mia famiglia: sono loro ad avermi trasmesso la passione che mi ha potato sin qui».
Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
«Direi l’epoca del college. Il livello è alto e le squadre sono seguitissime. C’è un clima particolare che favorisce una sana rivalità tra le compagini. Mi divertivo un sacco e ricorderò sempre la partecipazione alle Final Four nella stagione 2008».
Quali sono le differenze tra il basket americano e quello italiano?
«Sono due campionati interessanti ma con un paio di differenze: il basket Usa è più fisico, quello italiano invece è improntato sui sistemi di gioco e sul talento delle giocatrici. Ovviamente il talento c'è anche nel basket Usa, ma non incide quanto la fisicità. Puoi essere anche un fenomeno, ma in America fai fatica se non sei pronto al gioco duro».
Come ti trovi con coach Mirco Diamanti?
«C’è un ottima intesa: mi aiuta molto dentro e fuori dal campo. Credo di poter migliorare tanto ascoltando i consiglia che mi dà durante gli allenamenti e le partite. Direi che è una bella persona: ha rispetto di tutti e questa è un ottima dote secondo me».
A quale giocatore ti ispiri?
«Nessun dubbio: Dirk Nowitzki. È completo come pochi: ha visione di gioco, sa trattare la palla ed è un ottimo difensore. Per non parlare del suo marchio di fabbrica: il tiro in allontanamento che spesso trae in inganno il difensore, costrigendolo al fallo. Un giocatore così è da prendere come modello: in qualsiasi momento della partita i suoi movimenti sono da manuale».
E a Lucca come ti trovi?
«È bellissima ma devo ancora scoprirla del tutto. Quando ho del tempo libero vado in giro in bici per le Mura. E ho una confessione da fare: mi piace parecchio la cucina tipica lucchese. Insomma, sono in un posto che ha tante attrattive: dall’arte allo shopping, dal turismo alla cucina. Sono fortunata a stare qui».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google