Il dolore
Cinque stagioni fa con Taddeucci e Pera l’ultimo ko del Prato
Il superbomber realizzò la rete del 2-0 che chiuse il match «Mi vengono i brividi se ripenso ai 3500 del Porta Elisa»
LUCCA. La tradizione è tutta dalla parte dei rossoneri che nei 36 incontri ufficiali nei campionati regionali prima e poi in quelli Figc contro il Prato - sul prato del Marchese, al Campaccio o al Porta Elisa - hanno vinto 21 volte, pareggiato 10 e perso soltanto in sei circostanze. Ma l’ultimo successo della Lucchese risale al 18 aprile del 2010. Quasi cinque anni e mezzo fa. Un match che praticamente valse la promozione della formazione allora guidata da Giancarlo Favarin che conquistò la matematica certezza di salire in Prima Divisione la domenica successiva superando alla stadio dei Marmi la Carrarese. A sancire quel 2-0 in uno stadio che ospitava 3500 spettatori furono due lucchesi doc, ex dilettanti diventati professionisti proprio con la maglia della loro città: Marino Taddeucci e Manuel Pera. Due prodezze che spinsero i rossoneri nel paradiso dell’ex serie C. Il ricordo di quella partita mette ancora i brividi a Manuel Pera, 31 anni, che proprio ieri è diventato papà di Samuele nato, manco a dirlo, all’ospedale San Luca. Il regalo più bello di sua moglie Elisa che ha superato quel secondo gol (l’ultimo realizzato contro il Prato dalla Lucchese) che chiuse il. derby. «Quel giorno coronai un sogno che inseguivo da bambino» dice Pera che oggi milita in D nel Porto Tolle Rovigo dopo che l’anno scorso con 30 gol in 34 partite fu l’attaccante più prolifico di tutti i gironi della A dei dilettanti. «Per me e Marino l’allora sindaco di Barga, Umberto Sereni, aveva coniato lo slogan “Con Taddeucci e Pera Lucca spera”. - prosegue l’ex operaio del calzaturificio di famiglia a Segromigno - C’era un’atmosfera magica: città e squadra erano una cosa sola. Ricordo che entrambi entrammo in campo nella ripresa. Marino segnò un gol alla Van Basten, io a 5’ dalla fine spensi ogni velleità di rimonta del Prato che si giocheva le ultime chances per conquistare i playoff. Ricordo l’assist di Biggi sulla sinistra, un mio stop non perfetto, il difensore avversario che si ferma e io che infilo il portiere (era l’ex Pazzagli) in uscita e poi mi fermai guardando verso i tifosi della curva in delirio». Un giocattolo meraviglioso che si ruppe l’anno successivo con la crisi societaria: «Sono sempre stato chiaro e diretto e forse è questo il mio limite. Domenica c’è il Prato? Dico che vinciamo 2-1. Perché nonostante i tanti gol non trovo spazio in Lega Pro? Forse non sono agganciato a certi carri. A Lucca tornerei di corsa, ma nessuno mi chiama e ormai alla mia età ho perduto le speranze».
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