Il Tirreno

Lucca

Emilio Giribon, il lucchese che staccò anche Gimondi

Di Valter Nieri
Emilio Giribon, il lucchese che staccò anche Gimondi

Il ciclista lo affrontò nel 1964 al Giro del Lazio a tappe, nel quale arrivò quarto Poi il passaggio al professionismo durato un solo giorno ma senza rimpianti

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Anche se il ciclismo a Lucca ha radici profonde ed è tuttora uno sport popolare, sono pochi i corridori lucchesi passati professionisti. Andando molto indietro nel tempo ne troviamo uno al quale riuscì il passaggio, anche se soltanto per un giorno: Emilio Giribon.

Nato a Lucca, classe 1938, ad appena 16 anni iniziò la sua carriera nell'U.C.Lucchese. Da allievo e juniores ottenne diversi successi ma per trovare i più importanti dobbiamo andare al 1959, quando difendeva i colori dell'Alfea Gas di Ghezzano.

Vinse la prima edizione del Città di Lucca, che a quel tempo si chiamava Pro Somalia staccando nel finale lo spezzino Fontona con uno spettatore di eccezione: il grande Fausto Coppi, a Lucca per cimentarsi in un circuito dentro il "Porta Elisa". Fu l'unica volta che incontrò il Campionissimo, il quale gli disse: «Continua così». Poche parole che Giribon porta con sé fra i ricordi più belli. Nella stessa stagione si aggiudicò anche il Trofeo del Marmo a Carrara e il Trofeo Sovrana a Lucca. Ebbe però una delusione: il secondo posto nel G.P.di Camaiore dietro ad Alcide Cerato. «È stato un brutto capitolo questo -ricorda Giribon - attaccai in salita rimanendo da solo sul Magno, poi io che non ero un discesista fui ripreso ad un chilometro dal traguardo. Nella volata a due, Cerato mi strinse scorrettamente alle transenne e arrivai secondo».

Ormai Giribon era uno fra i dilettanti più in vista a livello nazionale, nonostante avesse una struttura fisica molto gracile. Andava forte in salita, suo terreno preferito, dove aveva uno scatto che faceva male. Ritardò il passaggio al professionismo per gli obblighi di leva che finirono per condizionare la sua carriera. Arruolato tra gli Alpini a Udine emersero le sue qualità di atleta tanto che fu inserito nella Nazionale militare di podismo. Una volta congedato, riprese il lavoro di parrucchiere nel negozio gestito assieme alla sorella Lucilla nella via Pisana a Sant’Anna. Ricominciò lentamente ad allenarsi con la nuova squadra, la Valdinievole di Monsummano e nel ’63 conquistò una vittoria memorabile a Lomazzo in provincia di Como, vincendo anche il G.P.della Montagna davanti al grande Felice Gimondi e a Passuello. Eroico il suo arrivo al luogo della gara. Partito da Lucca con la sua 500 alle 15 del sabato, arrivò a Como alle 2 di mattina. Quindi la partenza della gara, poi vinta, alle 9. Cose di altri tempi, dove prima della gara si era già stanchi del viaggio. Nel ’64 ritroverà Gimondi come avversario al Giro del Lazio a tappe, vinto dal corridore bergamasco grazie anche alla collaborazione di una squadra forte. Giribon terminò con un onorevole quarto posto ma togliendosi la soddisfazione di staccare Gimondi sul "Terminillo". Terminò la stagione con tre vittorie e nel ’65 passò professionista da indipendente nella Coppa Sabatini giungendo 31° sul traguardo di Peccioli. Poi il definitivo ritiro in età giovanissima. Ma perché? «Avevo la sensazione di non riscuotere fiducia da parte dei direttori sportivi, non ebbi mai la concreta impressione che una squadra credesse in me. In quel periodo continuavo a gestire il mio negozio, nel frattempo mi ero fidanzato e rinunciai a una possibile carriera». Ma Giribon non ha rimpianti. All'età di 77 anni va quasi tutti i giorni in bicicletta, è ancora appassionato di ciclismo e vive con la sua famiglia a San Lorenzo a Vaccoli. Dopo aver appeso la bicicletta al chiodo non è più stato tesserato in nessuna squadra nemmeno a livello tecnico. Però, anche se per un solo giorno, appartiene alla ristretta schiera di corridori lucchesi arrivati al professionismo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini