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Lucca

Torna il torneo di basket nel nome di Carlo Lovari

Torna il torneo di basket nel nome di Carlo Lovari

Quattro squadre di serie A al Palatagliate per ricordare il campione lucchese Dalle Mura alla massimo campionato e poi quel male terribile che lo portò via

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LUCCA. Un ragazzone grosso di quasi due metri con una passione smisurata per la pallacanestro. Quello era Carlo Lovari. Lucchese nato nel 1934 la cui storia parla di una palla a spicchi come non esiste più, fatta di tiri liberi che vengono tirati con due mani dal basso, in mezzo alle ginocchia, e di tanti opuscoli in inglese sulla tecnica e sulla tattica che venivano presi al Camp Derby e poi tradotti per provare a carpire qualche segreto in più su questo sport proveniente dagli Usa. Un basket da pionieri che si giocava all’aperto, soprattutto nel campo del Caffè delle Mura, dove d’estate Lovari e il suo compagno di squadra Armando Cortinovis, playmaker, andavano ad allenarsi sui fondamentali per tutto il pomeriggio e dove d’inverno giocava la Virtus Lucca Sportiva catturando l’attenzione e la curiosità dei tantissimi lucchesi a passeggio sulle mura. È proprio Cortinovis a raccontare l’evoluzione di quei tempi. «Nel 1951-52 vincemmo la Promozione e andammo in serie C, nel frattempo Lovari era diventato veramente un giocatore eccezionale che durante l’estate veniva seguito da Bruno Paoli negli allenamenti». Poi la sua carriera ebbe una svolta con la serie A alla Vela Viareggio e poi ancora l’arrivo alla Virtus Bologna ai vertici della pallacanestro nazionale.

A conoscerlo era anche l’ingegner Lisandro Gambogi, che fu proprio allenato da Lovari: «Quando arrivò a Bologna era una stella, con un fisico eccezionale e la particolarità di essere ambidestro. In allenamento si fece male a un ginocchio e da quell’infortunio gli fu diagnosticato un tumore che portò all’amputazione della gamba».

Così con l’arto artificiale Lovari tornò a Lucca e si ributtò con passione nella pallacanestro. «Iniziò ad allenare i ragazzi, tra cui c’eravamo io e Guglielmo Granucci che poi è diventato giocatore di serie A a Udine, Siena e Montecatini. Per facilitargli gli spostamenti la Virtus Lucca aveva regalato a Carlo una 600 bianca col cambio automatico e lui metteva passione e rigore nell’insegnare i fondamentali». La malattia però se lo portò via di lì a poco così si decise di dedicargli un torneo. «Furono mio padre Aldo Gambogi, Piero Puliti e Mauro Lovari, il fratello di Carlo – prosegue Lisandro – la prima edizione del 1960 nacque nella cucina di casa mia a Borgo Giannotti con lunghe serate per decidere gli inviti e organizzare l’evento. L’idea, allora come ora, era di portare la pallacanestro di alto livello in città ma anche di promuovere Lucca dal punto di vista turistico portando tantissime persone da fuori. Così si pensò di allestire i campi in zone particolarmente suggestive come piazza dei Servi, il chiostro del duomo di San Martino, il Caffè delle Mura. Registrammo sempre un grande afflusso di pubblico e tanto successo».

Tra le squadre con maggiori partecipazioni la Virtus Bologna, la Libertas Livorno, i Rangers Usa, provenienti dal Camp Derby, e poi il Gira Bologna, che all’epoca era in serie A e addirittura nel 1962 scese in campo col nome di Gira Lovari Bologna con quattro giocatori lucchesi tra le sue fila: Armando Cortinovis, Guglielmo Granucci, Franco Barsanti e Carlo Scarafoni. Quella era l’ossatura della squadra che poi nel 1962 nel campo all’aperto di via dei Bacchettoni, dove ora c’è la scuola media Carducci, sconfisse in finale Grosseto raggiungendo la serie B. La crescita del torneo a Lucca è sempre andata di pari passo con la crescita del movimento e questo fine settimana, dopo 23 anni di stop, quattro squadre di serie A torneranno a sfidarsi al Palatagliate nel nome di Carlo Lovari.

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di Redazione web