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Il mio basket fra passione e sacrificio
Lucca: Mirco Diamanti si appresta a guidare per il decimo anno di fila il team delle Mura
LUCCA. I suoi quaderni colmi di appunti, di note sugli allenamenti, di esercizi da fare, di schemi da insegnare, di diete da rispettare starebbero bene in qualche biblioteca, in qualche Museo del basket. Ne ha tanti Mirco Diamanti, li ha conservati tutti da quando, era il 1977, iniziò l’attività di allenatore. Il primo incarico a Carrara, nella sua città, come responsabile di una squadra giovanile. Le prime esperienze e i primi successi, poi il salto nella stagione 1995-96 alla pallacanestro femminile, il laboratorio di Spezia, il periodo di Napoli e quindi il decennale a Lucca, che si concretizza proprio con il campionato che sta per cominciare.
Sarà l’età, ma chi lo conosce bene dice che si sia ammorbidito, che abbia fatto e faccia delle concessioni rispetto ai suoi dogmi originali, ai suoi sistemi di allenamento e preparazione. Quello che non è cambiato è il suo modo di intendere la pallacanestro, la voglia di rimettersi in gioco ogni anno, di ripartire, alzare la voce, sbraitare, arrabbiarsi e soffrire per arrivare poi a vivere momenti di gioia e felicità, quelle gratificazioni che solo lo sport sa regalarti.
Mirco Diamanti, a 60 anni, torna di nuovo sul parquet del palazzetto dello sport di via delle Tagliate per cominciare una nuova stagione di maestro del Basket femminile le Mura. Il decimo anno di un rapporto che ha regalato grandi soddisfazioni, anni in cui il basket rosa a Lucca ha vissuto una crescita esponenziale, arrivando a ottenere risultati importanti, con tante giocatrici di primo piano che hanno vestito e vestono la maglia biancorossa.
I momenti più belli. Un podio non basterebbe per tutti. «Sono tanti gli episodi da ricordare – dice Diamanti -. Dalla finale scudetto, un evento che mi auguro si ripeta anche se sarà difficile, alla grande vittoria nella semifinale playoff di Taranto. Dalla final four di Coppa Italia con il palazzetto stracolmo al successo di Cagliari che ci regalò l’A1. Credo però che il momento più significativo sia stata la vittoria nella sfida playout del primo anno di A1 contro Napoli. Devo ricordare Mery Andrade, che giocò quella partita tre giorni dopo un grave infortunio, fidandosi di quello che le aveva detto il mio staff medico, Ci guidò al successo che fu fondamentale. Eravamo in un momento di passaggio della squadra, la società non si era ancora consolidata. Se avessimo perso quella partita non so se oggi saremmo ancora a parlare del Basket Le Mura».
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Un rapporto profondo. E’ quello che unisce coach Diamanti proprio ad Andrade. «E’ la giocatrice cui sono più legato – afferma l’allenatore – la portai in Italia nella stagione 1999-2000, l’ho allenata a Spezia, Napoli e Lucca. Non è solo una giocatrice per me e credo che lo stesso valga per lei».
La giocatrice più forte. Diamanti non ha dubbi. Nei primi nove anni sulla panchina biancorossa ha allenato tante atlete: «Credo però che dal punto di vista tecnico, della qualità, la giocatrice migliore che si sia visto a Lucca sia stata Megan Mahoney».
Anche se la filosofia del coach è nota: la forza di una squadra si fonda non solo sulle doti individuali delle giocatrici, ma sull’aspetto umano, su quello relazionale, sulla capacità di stare insieme.
Le ragazze più cresciute. Anche sotto questo punto di vista il tecnico di Carrara non ha dubbi: al primo posto mette Shamela Hampton, la pivot americana scelta per il primo anno di A1. «Arrivò con un bagaglio tecnico limitato ma in breve tempo ha saputo fare un grande salto di qualità», aggiunge Diamanti che fa un altro nome, quello di Maya Ruzickova: «A Lucca ha trovato il suo trampolino di lancio, dopo la prima stagione aveva dei dubbi, riteneva di non essere adatta al mio modo di giocare. Io insistei parecchio per farla restare, la convinsi e fece un secondo anno davvero molto buono».
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L’ambiente giusto. E’ un concetto sul quale Diamanti insiste molto, che ripete stesso. Il punto di forza per una realtà come il Basket Le Mura, quello che ha fatto sì che tante giocatrici abbiano scelto di vestire la maglia biancorossa, magari rinunciando a compensi più ricchi offerti altrove. Quel concetto ben interpretato dal ritorno a Lucca della play Francesca Dotto, ma che può essere accostato anche a altre giocatrici.
La scelta di Harmon. L’ala di passaporto neozelandese e inglese è felice di venire a Lucca. «Dovevamo chiudere già lo scorso anno – dice Diamanti – poi decise di fare un’esperienza in Australia. Quando a marzo è finito quel campionato, noi – che non avevamo lasciato cadere il contatto – ci siamo risentiti. Con Harmon, con le squadre dove ha giocato in Italia, ci siamo incontrati tante volte. Credo che sia rimasta colpita dal nostro ambiente, dal nostro modo di fare e che abbia voluto per questo venire a Lucca, dove peraltro ritrova la compagna di college a Stanford, Kayla Pedersen».
Cosa potrà dare Harmon alla squadra? «Al di là dell’aspetto tecnico – afferma Diamanti – ritengo possa sopperire alle nostre carenze delle scorso anno: sarà la nostra giocatrice di riferimento, la leader. E’ un’atleta di carattere, un’agonista, ha grande temperamento. Doti che ci mancavano».
Le due americane. Julie Wojta di fatto è una nuova giocatrice. Nella scorsa stagione non è mai scesa in campo dopo il crociato saltato nella prima amichevole.
«Ha lavorato tanto per recuperare – dice il coach – la conosciamo bene come persona e adesso la vedremo sul parquet. E’ una giocatrice di consistenza, ha sempre avuto ottime cifre per i rimbalzi e le palle recuperate. Sarà molto utile per la squadra».
Poi Kayla Pedersen, chiamata a svolgere il ruolo di pivot. Anche se Diamanti dice: »Giocheremo in un modo un po’ diverso rispetto al passato, quando puntavamo molto sulla lunga sotto i tabelloni. E poi, al di là della pivot, conta chi va sotto canestro ed è quello che proveremo a fare con diverse giocatrici. Ma la squadra dovrà imparare a conoscere anche Gatti, che ha caratteristiche diverse, e ad adeguare il gioco quando sarà lei sul parquet. Di certo tutte le ragazze, Nene Diene ma anche le altre, arrivano con tanto entusiasmo e mille motivazioni».
L’obiettivo. Riduttivo dire i playoff, vista la formula. Le Mura può centrare uno dei primi quattro posti? «Non posso dirlo – risponde Diamanti – bisogna valutare anche le avversarie. Di certo abbiamo una squadra più competitiva rispetto alla scorsa stagione ma anche le altre, a partire da Venezia e Napoli, mi sembrano molto attrezzate. Senza parlare della coppia Schio-Ragusa. Vedremo strada facendo dove potremo arrivare».
Il settore giovanile. I rapporti con la società satellite Spring sembrano più sereni ma a Lucca resta difficile far crescere giovani in grado di giocare in A1.
«Non sono percorsi semplici – sottolinea Diamanti – lo vediamo anche in società come Venezia, che pure investe molto sulle giovanili. C’è bisogno di allargare la base di reclutamento e di conseguenza di avere allenatori e impianti disponibili. Servirebbe insomma un impegno di risorse, economiche e umane, non indifferente. Certo, è importante investire sul settore giovanile perché è anche un modo per creare un ambiente, coinvolgere le persone, creare interesse e far conoscere la pallacanestro. Poi però bisogna fare i conti con la realtà».
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