La manifestazione
Stop alle polemiche, ora serve programmare
Il 18 ottobre la curva contestava e offendeva il presidente Andrea Bacci, il 18 aprile la stessa curva contesta e offende il sindaco Alessandro Tambellini. Esattamente sei mesi per cambiare idea e...
Il 18 ottobre la curva contestava e offendeva il presidente Andrea Bacci, il 18 aprile la stessa curva contesta e offende il sindaco Alessandro Tambellini. Esattamente sei mesi per cambiare idea e trovare un nuovo «nemico». Prima era la squadra che navigava nei bassifondi (anche per la scelta iniziale della società di schierare tanti giovani) a rendere inquieti i tifosi adesso è la pachidermica amministrazione che ritarda i lavori per la messa a norma dell’impianto di illuminazione a scatenare l’ira dei sostenitori più caldi. Un turbillon di sentimenti che non tiene conto di due elementi fondamentali: da un lato una società neofita della Lega Pro e alla ricerca di risorse non sempre facili da trovare in questo momento che si protrae di gravi crisi economica, dall’altro le difficoltà in cui si dibatte un Comune penalizzato da tagli imposti dal Governo e che deve, prima di parlare di calcio e di Lucchese, dare risposte alla cittadinanza sulle strade piene di buche, sulla carenza di punti luce in aree ad alta densità e molto trafficate, sugli edifici scolastici, sull’assistenza agli anziani e su tante altre questioni sociali. Sarebbe stato semplice per tutti avere un presidente come quello dell’Entella Chiavari che a sue spese e senza rimborsi mette a norma un impianto sportivo di una piccola realtà e in quattro stagioni conquista la B. Ma la realtà è un altra e con quella i supporters devono fare i conti. Resettare e ripartire tutti assieme. Società e Comune, ognuno per la propria parte senza prevaricazioni o alzate di scudi. Con scadenze precise e ravvicinate: lavori allo stadio da un lato, programmazione per la prossima stagione dall’altro. Nuovi torri faro e rapida decisione sul tecnico e sui calciatori dell’anno che verrà. Le polemiche mettiamole da parte perché non servono alla causa.
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