Il dolore
Vivarini, l’allievo che supera il maestro
Il tecnico del Teramo molto legato a Nanu è a un passo dallo storico traguardo
LUCCA. «Nanu con me era stato buon profeta pronosticandomi una carriera da allenatore. Io mi sono ispirato a lui nella gestione del gruppo e oggi voglio dimostrargli che qualcosa ho imparato». Vincenzo Vivarini, 48 anni, ragioniere ed ex attaccante prima che un grave infortunio lo togliesse di mezzo, è a un passo dal grande sogno che una città come Teramo attende dal 1913: la serie B. Oltre 4000 spettatori riempiranno il nuovissimo Gaetano Bonolis (terreno in sintetico) per incitare i biancorossi. E lui, il condottiero di un’annata memorabile che vuol diventare storica, non vuole deluderli. Anche se dall’altra parte della barricata c’è un allenatore, ma soprattutto un uomo che Vivarini stima moltissimo: Giuseppe Galderisi. «Sono stato con lui a Giulianova e a Pescara in C1: assistente prima e tecnico della Primavera poi. Una persona buona e di profonda umanità, un allenatore che inculca concetti semplici e universali e che cura il rapporto con i calciatori. Uno che non se la tira nonostante abbia vinto scudetti e sia stato in nazionale da calciatore. Credo che oggi Teramo e Lucchese siano le squadre più in forma del campionato e vorrei che, a prescindere dal vincitore, gli spettatori si divertissero riconciliandosi con il calcio. Io e Nanu siamo per un calcio propositivo. Ho visto tre partite della Lucchese: ad Ascoli, a Pistoia e in casa con il San Marino. La sua mano si vede». Per Vivarini se Forte oggi è un attaccante da categoria superiore il merito è tutto del tecnico rossonero: «L’attaccante l’avevo già visto a Forlì intuendone le potenzialità. Ma, oggettivamente, era ancora grezzo, stentava ad avere una sua identità. Oggi è un attaccante raffinato, dotato di colpi di gran classe, un elemento in grado di mettere in crisi qualsiasi difesa. E il merito di questi passi da gigante non può essere che dell’allenatore». In caso di esito positivo dell'incontro il suo Teramo eguaglierebbe la serie positiva della stagione 1974-75, la migliore nella terza serie nazionale, quando la squadra allenata da Eugenio Fantini rimase imbattuta tra la tredicesima d'andata e la diciassettesima di ritorno, chiudendo poi al terzo posto. «Basterebbe un pari. - dice Vivarini - Ma io non mi accontento. Perché i ragazzi sono consapevoli che l’impresa di vincere questo campionato è alla nostra portata e non molleranno l’osso nel finale. Gli stimoli sono quelli giusti e giocando con la nostra intensità possiamo farcela. Siamo cresciuti partita dopo partita in autostima e consapevolezza dei nostri mezzi. Ma dobbiamo ricordandoci però che di fronte abbiamo una signora squadra. Gente come Mingazzini, Pagano, Di Masi sono in grado di fare la differenza. Lapadula e Donnarumma? Il ds e io siamo stati bravi a volerli e a prenderli. Sono complementare e hanno la giusta fame. Ci porteranno alla meta».
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