Sicurezza
Lucchese Fortissima Pisa ko dopo 12 anni
3500 tifosi in delirio per le magie del bomber rossonero
LUCCA. Ci sono voluti dodici lunghissimi anni per rompere il sortilegio e vincere il derby più sentito della secolare storia rossonera. Un successo di vitale importanza in chiave salvezza. Ma soprattutto l’inizio di una nuova storia d’amore tra la Lucchese e i suoi tifosi che si erano un po’ persi per strada dopo due fallimenti che avevano cancellato la squadra e la città dal professionismo. Perché contro i rivali di sempre - quelli del Pisa - il Porta Elisa è tornato a ruggire come un tempo con 3500 supporters che dal riscaldamento prepartita al triplice fischio finale sono stati un unicum con la squadra. E uniti si vince. Tre punti sofferti, sudati, voluti soprattutto meritati.
Nel sancta sanctorum degli spogliatoi sulla lavagna con i nomi autografati dei protagonisti mister Galderisi - calatosi alla perfezione nella realtà lucchese - aveva sintetizzato le parole chiave per vincere il derby e regalare una memorabile giornata di sport ai tifosi: identità, unità d’intenti, comunicazione, iniziativa, convinzione. E i suoi ragazzi hanno rispettato le consegne alla lettera: il più bel regalo anticipato di compleanno (domani spenge 62 candeline). Intensità ed equilibrio. Il derby è andato alla squadra che più ci ha creduto, che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo pur di regalare un sogno a chi ha fatto della passione una fede preparando una coreografia da brividi attesa cinque lunghi anni.
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Al cospetto di una Lucchese operaia, il Pisa grandi firme è sembrata una formazione in crisi d’identità: lenta, timorosa, prevedibile, senza gioco e con poche idee e confuse. Una formazione che si affida esclusivamente alla forza dei singoli - elementi esperti e di qualità - nella speranza che riescano a combinare qualcosa di buono. E il terzo ko di fila - condito da una robusta contestazione di una tifoseria che in estate pregustava la B ed oggi è fuori dagli spareggi promozione - consegna al povero Pillon un cumulo di macerie. Rimettere insieme i cocci sarà impresa assai ardua. Una «mission impossible» in piena regola.
Il protagonista. Un derby che incorona il degno erede dei vari Paci, Carruezzo, Marotta, tanto per citare i nomi degli ultimi bomber della Lucchese: Francesco Forte. Il Pisa non lo aveva voluto e lui si è vendicato con un assist e il gol partita su un rigore chirurgico sotto la curva dei pochi (251) sostenitori nerazzurri. Forza fisica, volontà da vendere, ma anche grande tecnica individuale come si evince dall’azione che porta al primo gol di Lo Sicco. Uno slalom degno del miglior Tomba saltando tre difensori sulla linea di fondo e rimettendo in modo delizioso un pallone sul primo palo che il compagno è lesto e bravo a girare a rete. Un capolavoro assoluto.
Galderisi e Pillon. Lui, il «Nanu» nazionale, ha plasmato una Lucchese con una precisa identità capace di cercare il gol attraverso il gioco con lo sviluppo delle corsie laterali, gli inserimenti dalla trequarti e la costruzione della manovra attraverso le verticalizzazioni. I tifosi iniziano ad apprezzarlo, la gente gli vuole bene. E lui confessa che gli piacerebbe restare per portare avanti un progetto importante: «Non ho mai allenato due anni nello stesso posto e l’idea, confesso, mi alletta. Oltrettutto sono già state gettate le basi su cui lavorare l’anno prossimo per migliorarci. Ma i matrimoni si fanno in due. Speriamo.....». Alla felicità del tecnico rossonero fa da contraltare la rabbia del neo trainer pisano.
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Per «Bepi» Pillon - a cui il Porta Elisa è evidentemente indigesto visto che il 9 settembre 1997 alla guida del Padova venne sconfitto 2-0 dalla Lucchese - l’arbitraggio ha condizionato il match: «Dire che sono contrariato è dir poco. Il Pisa merita più rispetto. Non si possono gestire in questo modo partite così importanti. C’era un rigore netto su Floriano, Sini aveva il braccio attaccato al corpo e il penalty lo ha visto solo lui e inoltre ci ha fischiato due fuorigioco su azioni di rimessa che non c’erano e che avrebbero cambiato il corso della partita. A miei ragazzi non ho nulla da rimproverare. Lo so, la situazione si è complicata e giocare con questa pressione finisce per condizionarci.
Ma dobbiamo uscire fuori tutti insieme». La replica di Galderisi non si fa attendere: «Per avere i rigori bisogna entrare in area. Poi quando si perde ci si attacca a tutto, è comprensibile ed umano. Ma sfido chiunque a dire che la Lucchese ha commesso un furto ai danni del Pisa. Abbiamo meritato contro una squadra costruita per vincere il campionato. E anche se avessimo pareggiato la prestazione sarebbe rimasta e io ai miei ragazzi non posso che fare un grandissimo applauso. Abbiamo reso felice una città». Fuori dallo stadio inizia la festa. E a godersela è il popolo rossonero.
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