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Lucca

L’ALLENATORE DEL GROSSETO: «QUEL KO MI BRUCIA ANCORA»

di Luca Tronchetti

LUCCA. A volte il destino ti riserva sorprese inimmaginabili e ti può restituire ciò che ti ha tolto. Accade che il 3 novembre 2014 - dopo aver espugnato l’Arena Garibaldi - il Grosseto venga...

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LUCCA. A volte il destino ti riserva sorprese inimmaginabili e ti può restituire ciò che ti ha tolto. Accade che il 3 novembre 2014 - dopo aver espugnato l’Arena Garibaldi - il Grosseto venga sconfitto al Porta Elisa dalla Lucchese e a pagare per il ko sia l’allenatore. È quanto accaduto a Massimo Silva, 64 anni ancora da compiere, lombardo d’origine (vivaio dell’Inter, ma poi al Milan protagonista di un gol che decise il derby negli anni Settanta) e marchigiano d’adozione per via di quel legame a filo doppio con l’Ascoli di Rozzi che contribuì a suon di gol (era un attaccante di rapina alla Pippo Inzaghi per intenderci) a portare per la prima volta nella sua storia in serie A. Esonerato dopo il ko con i rossoneri torna a sedersi in panchina proprio contro la Lucchese: «Prendemmo un eurogol all’inizio che ci tagliò le gambe. La reazione ci fu, ma soltanto nel finale quando accorciammo le distanze sfiorando pure il pari». A fine gara la mazzata mal digerita:«La squadra navigava a centroclassifica, ma avevamo fatto la preparazione in ritardo ed ero certo che ci saremmo ripresi». Ma con l’addio di Silva la situazione in casa dei torelli non è affatto migliorata. Prima Padalino e poi Stringara - nonostante un organico rafforzato a gennaio - non hanno saputo dare un’anima al Grosseto. Così la decisione del vulcanico patron Camilli di richiamare Silva affidandogli due missioni: la salvezza in anticipo e qualche gol per divertire il pubblico: «Sono contento di essere tornato. Il calcio è la mia vita e il campo mi mancava. Ho trovato una squadra tonica sul piano fisico con qualche giocatore di maggior personalità rispetto a quelli che avevo lasciato a novembre. Vogliamo allontanarci in fretta dalla zona calda e andare al tiro più spesso». Sulla Lucchese ha le idee chiare: «L’ho vista l’8 marzo ad Ascoli. Una formazione con elementi di personalità come Pagano, Ferretti e Mingazzini. Davanti hanno uno come Raicevic che può farti male. Galderisi? Non l’ho mia affrontato da calciatore o da allenatore. Anche lui, come me, ama il calcio offensivo. Siamo stati attaccanti e il gol l’abbiamo nel sangue. Sarà un derby giocato a viso aperto con l’augurio che stavolta la fortuna sorrida al Grosseto».

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