Gioco
Emigranti di ritorno tre fratelli da Rio al Tau Altopascio
Sono i figli di Aldo Dell’Orfanello, ex promessa rossonera «Li ho portati qui, vogliono fare i calciatori professionisti»
LUCCA. Il Tau Calcio si tinge di verdeoro. Il club del patron Fabrizio Nieri ha portato alla corte del tecnico Maurizio Guidotti, che guida i giovanissimi regionali elite, tre fratelli provenienti dallo stato brasiliano di Rio de Janiero, la cui famiglia è di origini lucchesi. Ugo e Bruno Dell'Orfanello e Matteo Cesca, tutti classe 2000, sono pronti a dare il loro contributo per la vittoria del campionato degli amaranto, al momento in testa con sette punti di vantaggio rispetto alle dirette rivali.
«Ugo e Bruno sono i miei figli naturali e sono gemelli; Matteo è stato adottato ed è coetaneo dei suoi fratelli».A parlare è il padre dei tre baby calciatori, Aldo Dell'Orfanello, nativo di Porcari e promessa del calcio lucchese nelle categorie allievi negli anni Cinquanta - Sessanta.
«Dopo le esperienze nei settori giovanili di Lucchese e Bologna - dice Dell’Orfanello - sono stato costretto a smettere causa un infortunio che ha precluso una ulteriore crescita e la possibilità di provare il grande calcio. La prematura scomparsa di mio padre mi ha costretto ad emigrare in cerca di fortuna».
In un italiano con cadenza portoghese, sulle tribune di Altopascio Aldo racconta la conseguente scelta di lasciare l'Italia per raggiungere alcuni familiari in Brasile, dove con la sorella ha avuto l'opportunità di diventare imprenditore curando vari settori, dal manifatturiero alla trasformazione di metalli.
La scelta di rientrare in Italia, concretizzatasi nel mese di gennaio, è frutto di un pizzico di nostalgia per il Belpaese, ma anche dalla volontà dei ragazzi: «La situazione in Italia non è ancora tesa come in Brasile, dove chi ha ricchezze fa di tutto per difenderle a scapito delle proteste dei più poveri con il conseguente alto rischio di pesanti conflitti sociali. C'è stata poi la volontà dei ragazzi, soprattutto di Ugo, di sperimentare un calcio diverso, qual è quello europeo rispetto a quello brasiliano. Tutti e tre vogliono fare i calciatori professionisti; voglio che provino questa avventura, a patto che proseguono con gli studi». I tre fratelli sono iscritti alla prima classe dell'Istituto tecnico per geometri.
Bruno e Ugo, grazie alla doppia cittadinanza anche italiana, sono stati già tesserati ed hanno già giocato due gare di campionato. Il fratello adottivo Matteo invece, deve attendere parte della documentazione mancante per poter dare il suo apporto in posizione di terzino destro.
Bruno è un difensore centrale, ha giocato nell'Union, squadra giovanile di Rio, ed è tatticamente il più preparato dei tre. Apprezzamenti a scena aperta per Ugo, centrocampista che ha stupito gli addetti ai lavori per tecnica e intuito e non a caso era finito nel settore giovanile del Flamenco.
Il loro italiano non è ancora corretto, ma i tre si fanno comprendere. Alla domanda sulle differenze tra il calcio che hanno sempre conosciuto e quello italiano, Matteo esprime il suo pensiero senza dire una parola: per descrivere quello brasiliano inizia a fare una piroetta e dei palleggi, per descrivere quello italiano mostra i muscoli e imita il mister che dà indicazioni di schemi e movimenti. Bruno ammette che, giocando in marcatura, ha già percezione di diagonali e triangoli difensivi. Ugo esalta il terreno in erba sintetica di Altopascio, l'ideale per calciare e dribblare gli avversari, cosa più difficile nella sabbia di Rio.
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