La manifestazione
Per Galderisi lo stadio dei Marmi è tabù
Nel 2012 quando allenava la Triestina gli alabardati subirono tre reti: «Adesso dobbiamo soltanto resettare e ripartire»
INVIATO A CARRARA. «Spero di non dover tornare più a Carrara». Giuseppe Galderisi lo dice tra ironia e convinzione al termine della conferenza nell’angusta stanza-stampa antistante lo stadio dei Marmi. Un impianto che al «Nanu» porta decisamente male. Sei gol subiti e zero fatti nelle due circostanze in cui si è seduto sulla panchina degli ospiti. Tre anni fa con la Triestina, ieri con la Lucchese. E il risultato è stato sempre il medesimo: 3-0 e tutti a casa. «Unica variante - sussurra l’ex calciatore di Juventus, Verona, Milan e Padova- è che quando venni da queste parti con la Triestina non avevamo nemmeno i palloni. Adesso con i rossoneri è diverso e la sconfitta fa ancor più male».
Niente scuse. Non accampa scusanti Galderisi. Da uomo vero offre il petto ai cronisti che sparano con l’inchiostro giudizi taglienti. «Nelle uniche sconfitte della mia gestione la squadra è rimasta in dieci uomini nella prima frazione di gioco. Due settimane fa con il Pontedera e adesso con la Carrarese (in entrambi i campi si giocava sul sintetico). Con questo non accampo giustificazioni. Abbiamo commesso diverse ingenuità, letto male 3-4 situazioni e loro ci hanno punito. Ci credevano più di noi, ci hanno messo maggiore cattiveria agonistica e alla fine hanno preso i tre punti. Ma sia chiaro un concetto: l’unico responsabile della sconfitta sono io. E se c’è da puntare l’indice contro qualcuno sono io a puntarmelo da solo. Cosa fare adesso? Semplice: resettare e ripartire. Questo spogliatoio è fatto di uomini veri, di gente che non molla e che nelle difficoltà raddoppia gli sforzi. Mi aspetto dalla ripresa degli allenamenti una squadra che rialza la testa e affronterà il prossimo impegno con l’Aquila, formazione che aspira legittimamente ai playoff, con la voglia di mettere in difficoltà gli avversari attraverso il gioco».
«Prego si accomodi». Educazione fair play sono nelle corde di Galderisi che mal digerisce l’espulsione maturata nel finale di partita e si dice certo che l’arbitro nel referto chiarirà l’accaduto: «Sono convinto di andare in panchina sabato contro l’Aquila. Nella mia carriera sono stato espulso raramente e mai per aver mandato al diavolo o peggio ancora insultato il direttore di gara. La maleducazione è lontana dal mio modo di essere. Mi sono lamentato a due passi dal guardialinee su un fallo di mano commesso a centrocampo e, a mio giudizio, volontariamente da Sbraga che era già ammonito e con un altro cartellino sarebbe finito anzitempo negli spogliatoi. Sul 3-0 per loro a 8’ dal termine non sarebbe cambiato niente, ma mi sembrava una questione legata ai parametri di equità e di giustizia. Tutto lì».
Assenze e calciatori sottotono. La mancanza di un esterno basso sinistro di ruolo (l’unico in rosa è l’infortunato Nolé che serve come il pane a questa squadra) e soprattutto la condizione di alcuni elementi (Degeri su tutti) sono oggetto di discussione a fine partita: «Che il nostro capitano è fondamentale per lo sviluppo del nostro gioco non lo si scopre oggi. Mi auguro di riaverlo per sabato. Per quanto riguarda Degeri il discorso da fare sarebbe lungo. Se non lo avessi visto bene in settimana avrei scelto Pizza che tuttavia, essendo in diffida, non mi voglio bruciare. La sostituzione di Mingazzini? Una scelta tattica: l’ho visto affaticato. Adesso devo lavorare sulla testa dei giocatori perché questo ko non abbia contraccolpi negativi».
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