Il Tirreno

Lucca

La Lucchese si ferma contro un Pontedera che va come un treno

di Luca Tronchetti

Pesa il rosso dopo 42’ a Degeri, ma non c’è la solita reazione Nella ripresa espulso anche Raicevic. Primo ko per Galderisi

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INVIATO A PONTEDERA. Il Pontedera dei miracoli non finisce di stupire. Una squadra imbottita di under (tre nati nel 1994 e altrettanti nel 1995, musica per le orecchie della società) che corre novanta minuti senza mai fermarsi palesando qualità (Luperini) e quantità (Bartolomei) infligge alla Lucchese il primo stop dell’era Galderisi. Cade dunque dopo dieci risultati utili consecutivi l’imbattibilità del tecnico rossonero. A contribuire a un ko senza attenuanti è senza dubbio l’espulsione rimediata dopo 42’ da un ingenuo Degeri autore di due falli inutili al termine di un derby che la Lucchese chiude in nove uomini (rosso diretto per il neo entrato Raicevic). Ma anche un’insolita incapacità di reazione una volta subita la prima rete (11’ st) in una squadra che aveva abituato a incredibili rimonte (due volte ad Ancona e in casa con la Pro Piacenza). Ma di Lucchese sottotono mister Giuseppe Galderisi non vuol sentirne parlare: «Non so quale partita abbiate visto voi. Io nella prima frazione ho notato grande equilibrio. Due squadre che giocavano un calcio propositivo. Perché se è vero che loro hanno avuto qualche occasione anche noi abbiamo creato un paio di ripartenze che potevano far molto male. Poi è arrivata quell’espulsione che ha fatto pendere la bilancia dalla parte dei padroni di casa. La partita a quel punto si è messa in salita. Avevo ridisegnato la squadra togliendo Forte per Pizza e mettendo Pagano come terminale in grado di attaccare la profondità. Purtroppo abbiamo preso un gol dopo 11 minuti sua una situazione che non abbiamo letto nel migliore dei modi e a quel punto era difficile recuperare contro una buona squadra che non per caso è a quota 35 e ha raggiunto la semifinale di Coppa Italia. Ripeto: io ho visto il solito spirito battagliero che ci accompagna da tre mesi e mezzo a questa parte. Se poi voi guardate al dinamismo e all’intensità logico che il Pontedera, squadra giovane e aggressiva guidata da un ottimo tecnico, ha nella freschezza atletica e nella corsa le sue armi migliori. Ma avrei voluto giocarmi la partita undici contro undici». Una «frecciatina» polemica per la gazzarra al triplice fischio finale causata da un’esuberanza eccessiva di alcuni giocatori granata: «Ho giocato a certi livelli, ho vinto e perso tanto. E credo che nella vita e nello sport bisogna saper vincere e saper perdere. Qualcuno da queste parti non è abituato a vincere e fa Capodanno quando batte una formazione come la Lucchese. Indiani però, che è una persona molto seria, mi ha chiesto scusa per chi non è stato signore: un gesto che ho apprezzato».

In sala stampa arriva l’ex Paolo Giovannini il direttore generale di un Pontedera che viaggia con il vento in poppa: «Una grande vittoria ottenuta con pieno merito contro una formazione importante, tra le più in forma del campionato visto che non perdeva da dieci turni e che si era rafforzata rinunciando alla politica degli under. Per noi è un passo fondamentale verso la salvezza. Arriviamoci prima possibile, centrando anche qualche vittoria in trasferta, in modo che poi possiamo provare a garantirci l’accesso alla Coppa Italia Tim (ci vanno le prime 10)». L’assenza di Grassi e Caponi (che hanno portato nelle casse sociali 150mila euro) non si è fatta sentire. «Luperini, il migliore in campo, ha realizzato il gol del vantaggio e colpito l’incrocio dei pali dimostrando grande padronanza, Bartolomei si è calato perfettamente nel ruolo di Caponi, Madrigali è una sicurezza là dietro. E che dire di Libertazzi che è entrato e ha realizzato il gol della sicurezza? Della Lucchese non ho capito il nervosismo a fine gara. Forse dovuto alla prima sconfitta dopo tante partite». A rincarare la dose il tecnico in seconda Ivan Maraia: «Ci aspettavamo una Lucchese più determinata e pericolosa. Siamo stati bravi noi e il rosso a Degeri ci ha dato una mano. Ma non credo che qualcuno voglia mettere in discussione la nostra vittoria».

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