Il dolore
Russo: «Meglio retrocedere che indebitarsi»
L’ex diesse lascia dopo tre anni di successi e sta valutando le proposte di 2-3 club di Lega Pro. Orgoglioso del lavoro svolto
LUCCA. «I dirigenti della Lucchese non mi devono più cercare. Aspetto soltanto una convocazione per sistemare la mia posizione e discutere della buonuscita». Dopo tre anni e mezzo di soddisfazioni con due promozioni (dall’Eccellenza alla Lega Pro) il direttore sportivo Bruno Russo, come anticipato da tempo, chiude con il club rossonero. Lo fa senza rimpianti convinto di aver dato il massimo per la squadra della città che ama e che lo ha adottato 25 anni fa quando per la prima volta indossò la maglia della Lucchese. Sta valutando le proposte di 2-3 tre club (un paio del girone sud e uno del girone nord) alle prese con problemi economico-finanziari legati ad indebitamenti per l’ingaggio dei calciatori. «Mi hanno chiamato per esportare il modello usato alla Lucchese» dice sarcastico l’ex diesse.
Cambio di strategia. «Preferisco retrocedere senza debiti che salvarmi indebitandomi». Parole che paiono un monito quelle pronunciate dall’ex direttore sportivo che se da un lato rivolge un saluto e un augurio natalizio ai tifosi dall’altro ironizza su quanto deciso dal consiglio d’amministrazione della Lucchese: «Credo che questi dirigenti siano gli unici a mettere in discussione un direttore perché non spende i loro soldi. Solitamente accade il contrario: si viene cacciati perché si sfora il budget. Per chi ha scarsa memoria voglio ricordare che la Lucchese ha vinto il campionato di D spendendo un terzo degli altri club (escluso l’Erminio Giana Gorgonzola) promossi negli altri gironi. E che quest’estate era stata sposata la politica dei giovani che ha permesso al club di incassare attraverso il minutaggio oltre 55mila euro nelle prime 10 partite e che a fine stagione, grazie ai prestiti, avrebbe incassato 160mila euro. Il tutto con la squadra in linea con i programmi della vigilia legati unicamente alla salvezza. Ricordo anche che oggi il 40% delle società di Lega Pro è in condizione disperate con presidenti e soci che, se non ripianano a fine stagione, porteranno i libri contabili in tribunale».
Orgoglioso del lavoro svolto. Non rinnega nulla la Ruspa rossonera: «Non accetto lezioni dal Cda della Lucchese su come si costruisce una squadra. Specie se chi opera parte il 15 luglio e deve farlo senza un vero budget. Io ho sempre agito nel rispetto assoluto della proprietà conoscendo perfettamente la situazione economica. Vado orgoglioso di non aver portato alla Lucchese giocatori che guadagnano 15mila euro lordi al mese. Il famoso attaccante da doppia cifra che volevano prendessi chiedeva un biennale da 60-70mila euro netti all’anno con un investimento per il club di 300mila euro. Con quei soldi ci paghiamo gli stipendi ai calciatori in rosa. Ho preferito prendere una punta giovane e di prospettiva come Strizzolo, che mi consentiva di fare anche minutaggio, piuttosto che dissanguare la società. Perché se i controlli della Co.Vi.Soc. sono sempre andati bene lo si deve a chi ha costruito una squadra in grado di autofinanziarsi visto che i dirigenti nell’attuale stagione hanno versato poco o nulla».
Rosa in sovrannumero. «La rosa era di 27 giocatori visto che Di Masi e Mingazzini non li ho portati io, Ropolo non era tesserato e c’è un ragazzo che deve fare esperienza (Bacci). Sicuramente due-tre sono in sovrannumero, ma nelle politica dei giovani è giusto avere qualche under in più perché non si sa chi potrà reggere alla categoria. Ma i prestiti non sono un costo visto che pagano la valorizzazione le società di appartenenza. In pratica la Lucchese anticipa i soldi e poi li riprende dal club proprietario del cartellino del calciatore».
Gli errori di Pagliuca. «Il tecnico ha sbagliato a non mettersi l’elmetto come accadde invece la scorsa stagione quando in serie D erano sorte delle difficoltà. Non potevo seguirlo perché ero impegnato al corso di direttore sportivo a Coverciano e si è “imborghesito” pretendendo una squadra e giocatori che non potevamo dargli».
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