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IL DS GIOVANNINI: «TEMO SANTINI, MI RICORDA GRASSI»

di Luca Tronchetti
IL DS GIOVANNINI: «TEMO SANTINI, MI RICORDA GRASSI»

LUCCA. Due stagioni travolgenti condite da cavalcate trionfali e poi la terza - quella del ritorno in C1 - con un settimo posto, ma l’onta del fallimento che azzera tutto quanto di buono fatto sino...

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LUCCA. Due stagioni travolgenti condite da cavalcate trionfali e poi la terza - quella del ritorno in C1 - con un settimo posto, ma l’onta del fallimento che azzera tutto quanto di buono fatto sino a quel momento. Per Paolo Giovannini, direttore generale del Pontedera dei miracoli, quella ferita resta aperta anche se, in coscienza, ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per evitare il crac: «Mi hanno attribuito colpe che non avevo. Anch’io, come gli altri (da Indiani ai calciatori), per 7 mesi non ho percepito un euro, ma mi sono fatto in quattro per cercare di tenere in vita la squadra della mia città. Ho creduto in un progetto imprenditoriale e mi sono speso con tutte le mie energie perché vedevo la possibilità di arrivare nel calcio che conta. Le responsabilità di quanto è accaduto vanno ricercate altrove: basta leggere le carte per capire chi e perché ha fatto fallire il club». Sono passati quattro anni e nel frattempo Giovannini, dopo un anno in chiaroscuro a Pistoia, è andato a Pontedera e ha ricostruito un modello vincente: come a Castelnuovo, a Massa e a Lucca. Vittoria del campionato in Lega Pro 2, playoff in Prima Divisione. Con i granata targati Paolo Indiani - che con Giovannini forma una coppia vincente - che quest’anno sono ancora imbattuti e praticano un calcio spettacolare. «Ci tengo a sottolineare che due anni fa abbiamo vinto la Coppa Disciplina e l’anno scorso siamo arrivati secondi». E sui giovani il Pontedera ha costruito il suo successo con 5 cessioni in B (Arrighini finito all’Avellino per un bel gruzzoletto). «Quest’anno puntiamo sulla valorizzazione di Luperini e Gasbarro. Il nostro obiettivo? Fare in modo che la C diventi la categoria del Pontedera, che certi derby siano la regola e non l’eccezione». Dei risultati della Lucchese il direttore dell’area tecnica non è sorpreso: «Hanno cambiato molto, ma si vede la mano dell’allenatore. Ci sono elementi importanti come Nolé e Calistri e poi un giocatore che a me piace moltissimo: Santini. Lo tenevo d’occhio ai tempi dell’Empoli. Quest’anno farà il salto di qualità. Mi ricorda Grassi ai tempi del Castelnuovo. Ai ragazzi dirò di non perderlo di vista. Tra le linee è micidiale».

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