Attenzione
Wojta dà appuntamento a febbraio
L’ala americana di Gesam Gas sarà operata lunedi: «Mi pesa stare fuori, resterò vicina alle compagne per imparare»
LUCCA. Chissà se una piccola parte del suo sorriso è rimasta sul parquet di Vigarano, quel 6 settembre giorno del maledetto infortunio. Ma negli occhi di Julie Nicole Wojta, 25 anni compiuti il 9 aprile scorso, guardia-ala americana di 183 centimetri, c’è la voglia, la determinazione, di tornare a giocare presto, di rientrare sul parquet, di sfornare assist per le compagne. Quei passaggi che facevano perfino un po’ arrabbiare i suoi allenatori quando vestiva la maglia di Green Bay: volevano che tirasse, che cercasse di più la via del canestro, invece di essere così altruista e di far felici le compagne.
«Proprio così – ricorda Wojta – a me è sempre piaciuto mettermi al servizio della squadra, far parte di un collettivo, giocare insieme alle compagne e dare la palla a chi è nelle condizioni migliori per fare canestro».
Giocatrice-squadra, Wojta. Il pallone a spicchi lo ha preso in mano da piccola, già a 6 anni, quando i suoi fratelli più grande Brian e Kevin giocavano nel campo vicino casa con gli amici. Prima gli osservava, poi ha cominciato a sentire la passione per questo sport. La palestra, i primi insegnamenti, le gare, la borsa come compagna di vita, quella dove mettere dentro tuta e scarpette. Sotto lo sguardo attento dei genitori, papà Paul e mamma Jeanne. La madre avrebbe voluto venire, avrebbe voluto stare accanto alla figlia lunedì, il giorno fissato per l’operazione al ginocchio sinistro, per la ricostruzione del legamento crociato, al San Camillo di Forte dei Marmi. E per seguirla nel momento immediatamente successivo all’intervento. Ma Julie Nicole le ha detto di restare tranquilla a casa, nel Wisconsin, di non affrontare il lungo viaggio, che non era il caso. Vicina avrà comunque tutto lo staff del Basket Le Mura e le compagne di squadra, con le quali è sempre stata insieme in questi giorni, al palazzetto e fuori. E alle quali vuole stare accanto nel corso della stagione.
«Questa è una squadra molto giovane – dice Wojta – in qualche modo voglio dare il mio contributo. E poi essere presente al palazzetto, seguire gli allenamenti, assistere alle partite mi consentirà di imparare tante cose nuove e di crescere». E non sono affermazioni banali quelle di Julie, ma fanno parte del suo carattere, del suo modo di essere. Quello di una ragazza equilibrata, moralmente forte, che non si esalta troppo nei momenti belli e non si abbatte in quelli bui. Un’atleta che ha vissuto esperienze importanti nella Wnba, prima a Minnesota («Ho giocato insieme a Devereaux Peters», ricorda) e poi a Sant’Antonio. E in contemporanea l’avventura in Belgio, due stagioni, prima di arrivare a Lucca. «Per fare una esperienza in Italia in un team che ha un buon nome e che è guidato da un allenatore di cui avevo sentito parlare bene», spiega Wojta.
A Lucca Julie aveva già conquistato tutto l’ambiente, per la disponibilità, l’educazione e il sorriso, cominciando ad apprezzare la città «per il verde, le Mura, la cortesia delle persone». Una realtà così diversa dai palcoscenici del basket femminile americano ma l’importante è «giocare a basket, scendere sul parquet, perché questa è la mia passione».
Per qualche mese però non potrà farlo. «Mi pesa, mi pesa tremendamente», dice la giocatrice americana. Che sogna già la data del suo rientro. «Dicembre», dice scherzando. Fine febbraio, secondo una ipotesi più realistica. L’appuntamento – con gli assist e magari anche con i canestri di Julie - è solo rimandato.
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