Sicurezza
Lucchese cerca punti nella tana del lupo
Nella trasferta in Umbria il mister non stravolge formazione ed equilibri e conta su una prova di carattere di Nolé e soci
LUCCA. Dieci anni fa la sfida con la Lucchese rappresentò il punto più alto, in quel momento, della sua carriera da allenatore. Una vittoria di misura e maturata nel finale che consentì al suo Rimini di conquistare i playoff di serie C, impresa che riuscì pure ai rossoneri allora guidati da Maurizio Viscidi. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e Leonardo Acori, 59 anni, ritrova la Lucchese da tecnico del Gubbio. Una sfida che non vale certo i playoff, ma rappresenta un test interessante tra due formazioni che hanno un obiettivo comune: la salvezza, possibilmente evitando i playout. Acori ha deciso di rimettersi in gioco partendo da una categoria che ben conosce e con una rosa molto giovane. Dopo 4 stagioni in B e tanti subentri in corsa il trainer di Tordandrea (frazione del comune di Assisi) vuol plasmare una squadra da corsa: «Negli ultimi anni non è andata bene. A Benevento, pur arrivando ai playoff, non mi sono trovato bene a livello ambientale. A Cremona invece mi vendevano le partite. Paoloni, Gervasoni e altri tre grigiorossi rimasero coinvolti nel calcio scommesse. Se me ne ero accorto? Certo, non sono mica nato ieri. Lo dissi al ds Turotti e di lì a poco partì l'inchiesta. Poi sono subentrato a San Marino e Grosseto e le cose non sono andate come avrei voluto. Per questo ho preferito prendere una squadra, seppur giovane e inesperta, ad inizio stagione. Non mi spaventa guidare ragazzi di 20 anni. L'ho fatto un po' ovunque nella mia carriera. Mi piace aggiornarmi sia a livello tattico (predilige il 4-3-3, ma non disdegna neanche il 4-2-3-1) che a livello tecnico (ha studiato il Milan di Sacchi, gli allenamenti di Zeman e la Juve di Lippi). L'unica difficoltà che trovo con i ragazzi di oggi rispetto a quelli di dieci-dodici anni fa sono i social network. Twitter, facebook non fanno per me. Al massimo mando qualche sms». Con la Lucchese il bilancio è positivo: una vittoria e un pari al Porta Elisa da allenatore del Rimini, stagione 2003-2004: «Da calciatore ero un esterno di centrocampo e ho giocato al Porta Elisa nella stagione 1981-82. Ero al Banco Roma in C2 e il 7 marzo 1982 pareggiammo a reti bianche. All'andata però avevamo perso 2-0 con reti rossonere di Burroni e Villa». Domenica scorsa la sua squadra ha conquistato un punto d'oro a L'Aquila: «Alla vigilia ci davano per spacciati e invece abbiamo giocato con personalità mettendoli in difficoltà nella prima frazione». Al debutto casalingo con la Lucchese conta sull'apporto del tifo: «Conosco bene i sostenitori del Gubbio (formazione con cui ha vinto il campionato di D nella stagione 1997-98) e mi aspetto una grande spinta. La Lucchese? L'ho vista in tv contro il Santarcangelo e mi è parsa una formazione tosta, piena d'entusiasmo e ben messa in campo dal suo allenatore. Mi ha fatto un'ottima impressione, ma non firmerei mai per il pari. Me la voglio giocare e poco importa se ci manca in difesa il nazionale under 21 polacco Lasicki. Manganelli, il suo sostituto, ha la mia fiducia incondizionata. Di Lucca mi parlava con entusiasmo un grande amico scomparso prematuramente 4 anni fa e che per due stagioni fu il portiere della Lucchese: Franco Mancini».
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