Il Tirreno

Lucca

L’AvvERSARIO di TURNO

Fraschetti, il tecnico perfezionista che ha sconfitto la malattia

di Luca Tronchetti
Fraschetti, il tecnico perfezionista che ha sconfitto la malattia

Il mister del Santarcangelo ha subito un’operazione per rimuovere un tumore: «Il mondo del calcio mi è stato vicino»

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LUCCA. La vita fa strane curve e da un giorno all’altro il fato può voltarti le spalle. A Fabio Fraschetti, 53 anni, tecnico perfezionista che assomiglia un po’ a Fascetti, un po’ a Galeone e un po’ a Ranieri (i suoi maestri in panchina) dopo aver compiuto un autentico miracolo portando un paese di 20mila anime (S. Arcangelo di Romagna, comune natale dell’ex tecnico rossonero Walter Nicoletti) nella serie C unica, dopo un girone d’andata eccezionale in lotta con il primato con la capolista Bassano, è crollato il mondo addosso. Un banale controllo prima di partire con la famiglia (moglie e 4 figli, uno dei quali affetto dalla nascita da problemi fisici) per le vacanze e la terribile scoperta: tumore alla testa. Otto ore sotto i ferri e dopo un mese di nuovo in campo con i suoi ragazzi. Parla con naturalezza Fraschetti come se la malattia non lo avesse neanche sfiorato: «Il peggio è passato. - racconta - In fondo mi è andata bene: il tumore era benigno. Ho staccato per 4 giorni il cellulare (era in rianimazione) e in quei momenti è stata fondamentale la mia famiglia, il bene più prezioso che ho avuto dalla vita. Ma sa cosa le dico? Che il calcio mi è stato vicino. Sembrerà strano, ma quando ho riattaccato il telefonino in segreteria avevo centinaia e centinaia di messaggi. Amici, colleghi, ex compagni di squadra, tifosi. Ho scoperto che tanta gente mi vuole bene segno che forse qualcosa di buono ho seminato. Pensi che ho ricevuto sms anche da alcuni giornalisti di Lamezia Terme (con i calabresi giocò in D dal 1986 al 1989) che non sentivo da trent’anni. Mi sono commosso». Fraschetti a Santarcangelo non si discute. La società (da 20 anni è gestita dalle stesse persone e il presidente è il direttore della Confartigianato locale) pende dalle sue labbra e ha atteso la sua guarigione prima di operare sul mercato. L’intelaiatura è rimasta la stessa con l’aggiunta di qualche giovane bravo (Tavanti dalla Juventus, Predabissi dal Cesena, Torelli dal Carpi).

Perfezionista. Un tipo pignolo Fraschetti. Uno che studia calcio dalla mattina alla sera: «Ho la fortuna di fare un lavoro che mi gratifica e non vedo perché non dovrei concentrarmi sulle possibili innovazioni che grazie alle rilevazioni tecnico-scientifiche è possibile attuale anche nel mondo del pallone».

Precedenti e Pagliuca. Al Porta Elisa è imbattuto. Da tecnico della Sangiovannese nella stagione 2009-2010 (Seconda Divisione) conquistò un pari a reti bianche rischiando di vincere. Al ritorno gli azzurri del Valdarno s’imposero sulla Lucchese di Favarin per 1-0. Fu l’unica squadra a strappare 4 punti ai rossoneri. Di Pagliuca apprezza la competenza tecnica: «Ho visto la Lucchese: una squadra compatta fatta ad immagine e somiglianza del suo mister. Ci siamo affrontati in Coppa Italia nel 2011-2012. Io allenavo il Poggibonsi e lui il Gavorrano. Finì 1-1: segnarono loro per primi e noi rimediammo su punizione. Il carattere fumantino? Anch’io ero come lui sino al 95. Sono cambiato da allenatore del Sansepolcro in D. Gazzarra nel derby con la Sangiovannese entro in campo per difendere i miei ragazzi e mi becco sei mesi di squalifica. Da quel giorno ho capito come ci si deve comportare in panchina».

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