Sicurezza
Lucchese, senza soldi si va poco lontano
Litigi tra soci e dirigenti, disorganizzazione, tagli e intanto si allontana anche la data del ritiro. Ancora nessun acquisto
LUCCA. Credevo fosse amore e invece era un calesse. Parafrasando il titolo di un celebre film del grande Massimo Troisi la situazione di stallo in cui versa la Lucchese ha origini lontane e sono legate alla personalità del presidente Andrea Bacci. I soci lucchesi, forse in ritardo, si sono accorti che l’imprenditore fiorentino ex presidente della Rignanese non era l’uomo giusto al posto giusto. «Amico di Maestrelli», «amico di Renzi», amico di tanti amici come, ad esempio, l’imprenditore fiorentino Riccardo Fusi, un tipo non proprio affidabile. I mal di pancia erano iniziati già dopo i primi mesi dello scorso campionato con la differenza sostanziale che i soci lucchesi erano divisi. Taluni, i più, a sostegno del nuovo socio di maggioranza di cui decantavano il decisionismo, gli altri, la minoranza silenziosa, scettica per opposti motivi. Ma, si sa, pecunia non olet (il denaro non ha odore), e la promessa (scritta? verbale?) di pagamento di parte dei debiti pregressi e dell’eventuale sbilanciamento gestionale non è affar di poco conto. Quindi tutti (o quasi) sul carro del «conducator» fiorentino. Sino a quando c’è da mettere denaro fresco. Allora iniziano i ritardi nei pagamenti con meccanismi a catena che si riversano su direttori, fornitori, allenatori, giocatori. A una situazione societaria in chiaroscuro si contrappone una drappello di uomini (leggasi calciatori) con in testa Pagliuca e Russo che tra mille ostacoli e peripezie, masticando spesso veleno e amarezze, compiono il miracolo: la Lega Pro. Ma il bello viene adesso. Perché, se è vero che la nuova serie C a tre gironi attraverso il minutaggio e la media età può garantire cifre importanti ai club (7-800mila euro, leggasi Pontedera), è anche vero che per allestire compagini dignitose che possano aspirare a un campionato tranquillo valorizzando i giovani serve, oltre a una programmazione che viene da lontano e non può essere improvvisata, un budget minimo di 1,5 milioni. Soldi che ad ora non ci sono. Come la fiducia verso Bacci che è venuta meno - portando il vice presidente Giannecchini a dimettersi dal Cda - quando l’imprenditore fiorentino non si è accollato da solo, come aveva dichiarato, la fideiussione. E ci sono anche manovre contabili che non hanno convinto i soci lucchesi che proprio ieri pomeriggio (tranne Gonzadi) si sono incontrati. Ma le parole devono lasciare spazio ai fatti altrimenti meglio tacere. E che dire della comunicazione? Di ufficiale trapelano e certe informazioni (leggasi la mancata conferma dei fedelissimi Aliboni, Tarantino e Angeli) forse era meglio non veicolarle. Di solito infatti i club comunicano con nota ufficiale chi resta e non chi parte. Il tandem Rosadini-Russo è una forzatura in virtù di una visione totalmente differente sul modo di fare calcio. Il mitico Gino Bartali chioserebbe «È tutto sbagliato, è tutto da rifare». Una frase che calza a pennello con ciò che accade in casa rossonera.
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