Sicurezza
Un tuffo nel passato per festeggiare la Lucchese del futuro
Tra cori, slogan e fuochi d’artificio sfilano alla sede museo i protagonisti degli ultimi cinquant’anni del calcio rossonero
LUCCA. Una passione senza età che coinvolge e travolge centinaia di persone autentici «malati» di Lucchese. La carica dei 500 venerdì sera invade l’area sotto la curva Ovest - il cuore del tifo rossonero - per la festa promozione organizzata da Lucca United nello spazio antistante il museo storico del club. Assieme ai protagonisti dell’esaltante stagione appena andata in archivio ci sono i campioni del passato, i calciatori che hanno fatto nel corso degli anni la storia della Lucchese. Applausi dei tifosi più o meno giovani alla vista degli idoli della loro adolescenza oggi un po’ appesantiti, ingrigiti o completamente calvi, ma estasiati come bambini al parco alla vista del museo rossonero, scrigno prezioso che racchiude in foto, cimeli, trofei e ritagli ingialliti di giornale le gesta dei tempi andati.
«Chi è quello là». Accade persino che qualcuno non riconosca il suo ex compagno di squadra di trentacinque anni prima. È il caso di Ciardelli, per quattro stagioni brillante ala destra della Lucchese beffata a Ferrara della meritata promozione. Guarda le foto esposte sulle pareti della sede museo in compagnia di Lucio Nobile quando scorge un tipo alto, dinoccolato e completamente calvo. «Chi è quello là, sarà mica un giocatore» mormora. «Sono io, Cisco» è la risposta commossa del capitano di quella squadra che nel 1978 sfiorò la serie B. E l’abbraccio è spontaneo tra due amici che si rivedono dopo 35 anni.
Casarotto showman. L’applausometro sale alle stelle quando sale sul palco allestito nell’occasione Francesco Monaco, il capitano dei capitani. Con lui salgono sul palco Tano Salvi, acclamato dal popolo rossonero come fosse una pop star, Massimo Spigoni, Luciano Fusini, Alberto Dal Molin e Walter Casarotto. Il vecchio mastino di qualche decina di chili fa mostra una naturale vis comica e, come ai tempi belli, prende di mira l’amico Dal Molin: «È l’unico che è rimasto uguale: era grasso prima ed è grasso ora. Chissà quanti punti in più avremmo fatto senza lui in porta. Pagavamo i giornalisti perché gli dessero voti più alti». E giù risate e pacche sulle spalle.
La maglia di Cella. Sul palco anche tre reduci dello spareggio promozione del 1969 a Livorno contro la Sarzanese: il capitano Mazzei, Chiossi e Moriconi. All’improvviso arriva inaspettato un regalo prezioso per il museo storico. Lo porta un tifoso doc: la maglia che indossava quel 1 giugno di 45 anni fa Albino Cella, il centravanti che realizzò il gol promozione.
Fuochi d’artificio. Si va avanti sino alle 23 con le premiazioni di Pagliuca, Fracassi, Guidi e i giocatori artefici della promozione. Poi il supertifoso Lorenzini legge la sua preghiera laica di innamorato della Lucchese ricordando chi non c’è più. La commozione sale e tra le lacrime i fuochi d’artificio concludono una serata indimenticabile.
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