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Donne e atlete, sei storie di infinita passione

Donne e atlete, sei storie di infinita passione

Dalle imprese di Sara Morganti alla scuola di pallacanestro di suor Giuseppina: quando lo sport è vita

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LUCCA. Stavolta gli assenti hanno avuto proprio torto. Perché non capita tutti i giorni di ascoltare pagine di vita e di sport come quelle che sono state raccontate nel corso del convegno “Donne e sport” che il Basket Le Mura ha organizzato a Palazzo Bernardini, nella sede dell’Associazione industriali (presente Paolo De Angelis, presidente della Lega femminile) occasione della partita della Nazionale.

Esperienze più note, come quella di Lidia Gorlin, attuale direttore sportivo del club biancorosso, ex giocatrice che fa parte della Hall of Fame, 231 presenze in Nazionale, la play italiana più forte di tutti i tempi, ad altre venute alla luce più di recente.

Cattura l’attenzione, conquista i cuori e le menti quando parla Sara Morganti, disabile, campionessa di equitazione. Racconta la fatica, quanto le costa fare quello che fa in un contesto come quello italiano, dove non c’è la cultura, il sostegno, l’appoggio per sport di secondo piano e soprattutto per quelli praticati da disabili. Anche se una breccia si sta aprendo.

Racconta della sua malattia e della forza che le dà lo sport, l’equitazione, partecipare – fra tante difficoltà e con costi non indifferenti – alle gare in tutto il mondo. Dove magari, proprio grazie a lei, si sente risuonare l’inno di Mameli. Staresti ad ascoltarla per ore e ore Sara e non puoi non condividere quello che dice.

Una storia particolare la sua, come particolari lo sono tutte le altre, legate però da un indissolubile filo comune: la passione per quello che si fa. Quella passione che 50 anni fa portò suor Giuseppina Nicolussi a scegliere, fra continuare gli studi di pedagogia all’Università e insegnare pallacanestro ai bambini, l’attività sportiva, quella che fece nascere il Basket femminile Porcari.

E poi Nadia Centoni. Che di anni ne ha 33 ma riempie le pagine dei giornali da una vita. Al punto da chiedersi quando abbia cominciato a giocare, da quanto metta palla a terra e conquisti quei punti che l’hanno fatta diventare una delle migliori giocatrici europee. Chiusa l’esperienza in Francia, Nadia si appresta ad aprirne un’altra in Turchia, con la maglia del Galatasaray. Potrebbero essere le ultime sue stagioni, prima di fare un figlio, diventare mamma e crearsi un futuro diverso.

Quel futuro che fuori dal parquet ha già cominciato a costruirsi Gloria Favilla, una vita nel Basket Le Mura di cui è stata per anni capitana. Un’esperienza – come ha spiegato – che le è servita tanto. Anche se nelle aule dei tribunali la situazione è completamente diversa rispetto ai parquet dei palasport. Infine Imma Gentile, espressione di una famiglia dove il basket è come il pane. Ha scoperto Lucca nella stagione 2011-2012 e non l’ha più lasciata, avviando qui la sua attività professionale ma restando attiva anche con la pallacanestro, da istruttrice e giocatrice nella squadra da lei creata. (f.t.)

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