Il Tirreno

Lucca

Lidia Gorlin, assist e canestri per l’Italia

di Fabrizio tonelli
Lidia Gorlin, assist e canestri per l’Italia

L’ex playmaker ha giocato 231 partite con la Nazionale: dal bronzo all’Europeo alla qualificazione per le Olimpiadi

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LUCCA. C’è una medaglia al collo di una giovanissima Lidia Gorlin. Una medaglia custodita con cura, insieme a foto e pagine di giornali, a magliette e palloni delle gare. E’ quella – di bronzo - che la giocatrice vicentina, ma ormai lucchese d’azione, ha vinto con la Nazionale di basket agli Europei del 1974 a Cagliari.

E’ il 3 settembre, le azzurre di Settimio Pagnini (Apostoli, Bocchi, Bozzolo, Cattelan, Fasso, Gorlin, Guzzonato, Pareschi, Peri, Piancastelli, Sandon, Trevisi) battono 51-44 l’Ungheria e salgono sul podio continentale. Un sogno raggiunto. E 40 dopo quella data l’Italia si appresta a iniziare il suo cammino verso un nuovo campionato europeo partendo proprio da Lucca, dalla sfida di domenica contro l’Estonia.

Sono passati 40 anni da quel giorno, che però è sempre presente nella memoria di Lidia Gorlin, atleta con 231 presenze in azzurro, seconda in questa classifica solo a Catarina Pollini (252).

«Fu una grande soddisfazione – ricorda l’attuale ds del Basket Le Mura – il coronamento di un percorso iniziato con la Nazionale giovanile, dove debuttai nel giugno del 1971, prima di arrivare nel dicembre dello stesso anno alla Nazionale maggiore. Giocavamo contro i colossi dell’Est, contro squadre fisicamente e tecnicamente quasi insormontabili e riuscimmo a centrare la medaglia di bronzo. Il palazzetto di Cagliari era stracolmo, c’era un grandissimo entusiasmo, il successo ci consentì di andare al mondiale in Colombia, l’anno dopo. Arrivammo quarte e sfiorammo il lasciapassare per le Olimpiadi, le prime per il basket femminile».

Traguardo che l’Italdonne del basket centra quattro anni dopo, quando i giochi olimpici si svolgono a Mosca.

«Fu una grande gioia – racconta Gorlin – al di là del boicottaggio degli Stati Uniti e di altri Paesi. Perché quando giocammo le qualificazioni erano presenti tutte le squadre. L’allenatore era Bruno Arrigoni, tecnico che avevo avuto a Torino e che ritengo sia stato il mio miglior coach, quello che mi ha fatto crescere come playmaker».

Eppure Gorlin ha un cruccio, quello di non essere quasi mai riuscita a esprimersi con la maglia azzurra allo stesso livello di quando giocava nelle squadre di club.

«Mi pesavano i raduni, che erano lunghi – spiega Lidia – a livello mentale e fisico facevo tanta fatica. Quando ero in un club avevo la mia vita, al di là di allenamenti e partite. In Nazionale si restava in ritiro senza avere la possibilità di fare altro. Eravamo alloggiate in alberghi lontano da tutto». E così una sera la capitana azzurra decide una uscita fuori programma. Succede al ritorno dal campionato del mondo di Seul, nel 1979. La squadra atterra a Parigi ma a causa di uno sciopero non può imbarcarsi sul volo dell’Italia e deve pernottare nella capitale francese. Gorlin e qualche altra ragazza chiedono il permesso per uscire, che il capo spedizione nega.

“Ma come, il mondiale è finito e ancora dobbiamo stare in albergo?”. Gorlin vuole vedere Parigi, non c’è mai stata, e sgattaiola in compagnia di altre persone dall’albergo. Prende la metropolitana e si fa un giro di notte: da Notre Dame alla Torre Eiffel. Al ritorno in albergo c’è la sonora lavata di capo dei dirigenti. Ma il fascino di Parigi valeva bene una ramanzina.

«Ho chiuso con la Nazionale nel 1985, dopo 14 anni – aggiunge Gorlin – e porto dentro di me ricordi bellissimi». Ora le azzurre arrivano a Lucca. Una presenza che è anche un premio per i risultati conseguiti negli ultimi anni dal Basket Le Mura, un’ascesa cui Gorlin, da dirigente, ha dato un grande contributo. E al momento dell’inno di Mameli, nel Palatagliate, anche la “fredda” Gorlin, la giocatrice “Hall of Fame”, forse rivivrà qualche brivido, qualche emozione, ripensando alle sue 231 maglie azzurre, il simbolo di una carriera strepitosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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