Finanza
Lucca rischia di perdere i cimeli di Giorgio Chimenti
Senza una sede i ventimila pezzi, da magliette a palloni, raccolti dall’arbitro Adesso tutto il materiale potrebbe essere donato a una Fondazione o alla Fip
LUCCA. L’arbitro con l’hobby della fotografia di cimeli ne ha raccolti tanti nel corso di una vita trascorsa sui campi da basket. Ce ne sono oltre 20mila fra palloni, magliette, coppe, foto, documenti e altro. Tutto materiale che fa o meglio dovrebbe fare parte del Museo internazionale del basket intitolato a Giorgio Chimenti e di cui sono depositari Gianluca Mascagni e Vincenzo Buchignani.
La realtà però è diversa, perchè tutta questa collezione si trova in una serie di scatoloni rinchiusi in un magazzino. Da anni a Lucca non si trovano le risorse per catalogare i cimeli, né un locale dove poterli esporre, al punto che sta prendendo piede l’ipotesi di donare tutto il materiale o a un altro museo o a una realtà che possa adeguatamente valorizzarlo, salvaguardando ovviamente la paternità di Giorgio Chimenti.
«Abbiamo avuto un incontro con il sindaco Alessandro Tambellini – spiega Buchignani – e nei prossimi giorni ci auguriamo di poter parlare anche con il presidente Petrucci, che sarà a Lucca per la partita della Nazionale femminile proprio per vedere se è possibile trovare una soluzione».
Dal Comune e dall’Opera è stata prospettata la possibilità di utilizzare l’ex Dogana a Porta Elisa o anche la casermetta dei cani sulle Mura. Ma si tratta di locali piccoli e non in grado di accogliere tutto il materiale. Da qui l’ipotesi di dare i cimeli alla Fip, che potrebbe adeguatamente catalogarli e scannerizzarli, in modo che a Lucca si potrebbe avere un Museo virtuale, proiettando in un locale tutte le immagini dei pezzi raccolti da Giorgio Chimenti. Pezzi che hanno fatto gola anche alla Fondazione Pedro Ferrandis di Madrid che in passato per due volte si è fatta avanti per averli.
Ma finora si è preferito prendere tempo e cercare una soluzione che evitasse a Lucca di perdere questo patrimonio. Adesso però sembrano esserci poche alternative. Parte del materiale, concesso per mostre itineranti, non è più tornato, è sparito, scomparso o rimasto chissà dove. I pezzi presenti sul sito www.museodelbasket.it sono stati catalogati grazie al Centro Studi e Documentazione Assi Giglio Rosso di Firenze, mentre gli studenti del liceo Vallisneri di Lucca, guidati dalla professoressa Patrizia Pecchia, hanno fornito la loro collaborazione nelle varie fasi della lavorazione. Tra le immagini più belle, alcune ritraggono Brigitte Bardot, Paolo VI, Gassman, c’è addirittura la pagina di un giornale con una foto di Che Guevara con il pallone di basket in mano. Alcune delle chicche di una collezione in grado di affascinare non solo gli appassionati di basket.
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