Sicurezza
«La Pallacanestro Lucca mi ha impedito di allenarmi»
Amaro sfogo dell’ex capitano Andrea Barsanti: «Alla ripresa dopo l’infortunio mi hanno cacciato dallo spogliatoio»
La Pallacanestro Lucca ha disatteso gli impegni nei miei confronti e alla ripresa dopo l’infortunio mi ha perfino impedito di allenarmi, cacciandomi dallo spogliatoio. Lo dice Andrea Barsanti, ex capitano biancorosso, protagonista due anni fa della promozione, in una lunga lettera che pubblichiamo integralmente.
Ecco cosa scrive Barsanti: «Avrei preferito non dovermi trovare a scrivere queste parole e parlare di basket giocato ma, come ormai ben noto a tutti, per volontà di qualcuno le cose sono cambiate, e di basket giocato (maschile e professionistico) non potremo parlare per un bel po', nella nostra città. Mi trovo a scrivere per chiarire quella che è stata la mia vicenda con la Pallacanestro Lucca a partire da questa estate fino ad arrivare a oggi; sono state dette un sacco di cose sul mio conto, alcune delle quali non vere, e visti i numerosi messaggi privati ricevuti, il caloroso saluto dei Menenos e del settorino #4 nell’ultima partita casalinga e di una buona parte del Palatagliate, mi sembrava doveroso raccontare come sono andate le cose visto che la società si è ben guardata dal farlo.
Non sarà facile essere brevissimo, perché di cose ne sono accadute tante.
Partiamo dall’inizio. Il 30 luglio 2013 sono stato riconfermato dalla società per la stagione successiva firmando regolarmente il contratto come tutti gli anni passati; purtroppo, da lì a una settimana, ho subito l’infortunio più brutto della mia carriera che mi ha portato a sostenere l’operazione al legamento crociato anteriore, sutura menisco interno e stimolazione biologica menisco esterno il 19 agosto. Inizialmente tante belle parole spese sia dalla proprietà e dai suoi rappresentanti: “Ricordati che fai ancora parte della squadra. Rimettiti, fai tutta la riabilitazione che devi fare e noi ti aspettiamo! Siamo qua! Il numero 9 non lo tocca nessuno appena rientri sarà tuo!“. Sono stato convocato anche alla presentazione ufficiale della squadra a Palazzo Orsetti e sono stato presente insieme alla squadra nelle trasferte in pullman più vicine, oltre ad essere sempre stato presente dentro lo spogliatoio sia a metà gara che a fine partita negli incontri casalinghi. Da parte mia sono andato incontro alla società autofinanziandomi sia per quanto riguarda il costo dell’operazione che della riabilitazione, e proponendo un adeguamento del mio contratto rinunciando al mio compenso fino al momento in cui non sarei rientrato in campo. Nel mentre, una continua trattativa tra il mio agente e la società per mettere a punto la mia “nuova” situazione contrattuale, mai portata a termine da parte di quest'ultima. Ci tengo a precisare che in seguito al mio infortunio non è mai stata fatta una rescissione contrattuale. Intanto continuavo la mia parte riabilitativa a bordo campo, iniziata circa a metà dicembre insieme al preparatore atletico Nicola Cortopassi durante gli orari della prima squadra fino a quando, il 12 febbraio (a quindici giorni dalla chiusura del mercato e a circa quindici giorni dal mio possibile rientro) mi viene dato il ben servito giustificato dal fatto che a causa delle scarse risorse economiche e la necessità di inserire un giocatore che ricoprisse anche il ruolo di playmaker, non rientravo più nei piani della società, la quale non aveva più alcun interesse a tesserarmi.
Il giorno seguente, non avendo ricevuto una comunicazione ufficiale, mi presento ugualmente all’allenamento; qui un personaggio che ricopriva un ruolo dirigenziale intima al sottoscritto di andarsene a casa, e mi viene anche negata la possibilità di fare la doccia nello spogliatoio della prima squadra, aggiungendo di non presentarmi più agli allenamenti in quanto non più gradito.
A questo punto, insieme al mio agente, decidiamo l’indomani di mandare una raccomandata scritta con ricevuta di ritorno dove si chiedeva la motivazione dell’allontanamento dagli allenamenti e dando la mia disponibilità ad essere reintegrato per effettuare gli allenamenti mancanti al fine del completamento della riabilitazione in campo. Naturalmente la risposta alla comunicazione non è mai arrivata. Pochi giorni dopo, il 18 febbraio, come programmato già da mesi anche con la società effettuo il controllo del sesto mese dall’operazione e il orofessor Cerulli certifica che sono clinicamente guarito e che posso riprendere l’attività agonistica. In pratica ciò che attendevo sin dal 19 agosto: avere il via per riprendere ad allenarmi e giocare.
Già, ma dove? Fino a cinque giorni prima ero consapevole che sarei rientrato a giocare per la Pallacanestro Lucca, mentre all'improvviso mi sono trovato senza un campo per riprendere piano piano gli allenamenti. Fortunatamente, a Lucca, ci sono persone che a differenza di altre hanno valori etici ed umani e rispetto delle persone; proprio grazie a questi (Umberto Vangelosti, Luigi Pracchia e tutto lo staff del CMB e dello Junior basket) ho potuto riprendere gradualmente gli allenamenti andando in palestra con i gruppi 2000-2001 e con gli under 15 regionali, oltre che con la squadra di Promozione dello Junior.
Da parte mia sono consapevole di aver dimostrato in tutti i modi la volontà di voler rientrare giocando per questa squadra; la squadra che era della mia città, con cui mi sono tolto la soddisfazione di ottenere una promozione storica che mancava da vent'anni, assieme ad uno dei miei idoli sin da bambino, che giocava con la maglia numero 4! Naturalmente è inutile che dica quanto sono dispiaciuto e rammaricato per l'epilogo della Pallacanestro Lucca e della sua storia più recente. Chi mi conosce può comprenderlo. Quello che mi preme è mettere al corrente il pubblico lucchese di quanto accaduto, e di quelli che sono stati i comportamenti nei miei confronti da parte di questi personaggi.
Oggi rimane solo un grandissimo boccone amaro che sarà difficile da tirar giù, perché tutti i sacrifici fatti da alcune persone per quarantaquattro anni e l’impresa dell’anno sportivo 2011-2012 della vittoria del campionato di B2 sono stati totalmente distrutti in maniera veramente indegna, ed evito di entrare nel merito perché tutti hanno già appreso dai vari media come si sono svolte le cose.
Prima di concludere, voglio fare alcuni ringraziamenti particolari: a Nicola Cortopassi, che mi ha seguito con molta cura sia la fase iniziale che la fase finale della riabilitazione; a Giorgio Datteri, che ho avuto la fortuna di conoscere e con cui ho lavorato a tempo pieno per circa nove ore al giorno per quattro-cinque volte alla settimana e che oggi, oltre ad essere un gran professionista, rimane un amico; alla Palestra Ego che mi ha sempre trattato e accolto come un figlio; a Luca e Michele Gemignani che mi hanno seguito dal 'pre' al 'post' intervento e indirizzato dal prof Cerulli; a Massimo Butelli, che è sempre stato disponibile a visitarmi e darmi consigli sul programma di lavoro da svolgere; a Ginpaolo Drocker per il grandissimo supporto morale; a Umberto Vangelisti e Luigi Pracchia; a tutti i tifosi che mi hanno sempre sostenuto e supportato, ai Menenos che mi sono sempre stati molto vicini e, infine ma non per questo meno importanti, a tutta la mia famiglia, la mia ragazza Martina e la sua famiglia».
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