Attenzione
Parente e le giovanili abbandonati dalla Pallacanestro
Al play, lasciato senza cure, va in aiuto lo staff delle Mura I genitori dei ragazzi si tassano per portare avanti l’attività
LUCCA. Tutti riaccasati o quasi, i giocatori lasciati liberi una settimana fa dall’Arcanthea. Sono passati otto giorni dall’ultimo allenamento della squadra a Lucca, che poi si è tramutato in un momento di saluto generale. In tanti hanno già giocato domenica cambiando al volo la casacca dell’Arcanthea per vestirne una nuova. Lo ha fatto Deloach, che è a Chieti in Silver e la prossima settimana sfiderà Conger – fresco di accordo con Roseto – nel derby abruzzese. Lorenzo Panzini ha già esordito con Recanati mentre Valenti è approdato in Gold a Capo d’Orlando, alla corte di Gianmarco Pozzecco, e da oggi sarà impegnato a Rimini per giocarsi la Coppa Italia della Lega Pallacanestro. Poi ancora Banti, che ha trovato l’accordo con Omegna, mentre Sgobba ha firmato in Dnb a Montecatini.
Rimangono in sospeso Di Giacomo, che doveva riprendersi da uno stiramento muscolare e potrebbe tornare in campo con Marino (C regionale laziale), e poi Motta e Santarossa, che proprio ieri mattina ha lasciato Lucca ed è rientrato a Biella. Il primo a partire e a perdere l’intera stagione è invece Circosta, anche lui rientrato a Roma. I problemi maggiori li ha Davide Parente, completamente lasciato solo dalla società – che è ancora in vita – nel suo percorso di recupero. Ad andare incontro al giocatore sono stati il Centro Ego, che si è messo a disposizione, e lo staff medico del Basket Le Mura. Chi è rimasto a piedi è anche il settore giovanile che continua la propria attività ma rischia di perdere due allenatori non lucchesi, Giulio Bernabei e Marco De Benedetto, ai quali la società di Susanna e Montorro avrebbe chiesto di lasciare libera l’abitazione. Senza contare gli arretrati per il pagamento degli spazi palestra, i compensi per i custodi e per gli allenatori. Cifre che in parte si potranno recuperare grazie alla disponibilità dei genitori ad autotassarsi.
Alessandro Petrini
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