Il dolore
Mancavano i palloni e persino l’acqua da bere
I giocatori raccontano le tante difficoltà che hanno dovuto fronteggiare «Affitti mai saldati e avvisi di sfratto. Non c’era più il nastro per le fasciature»
LUCCA. Tutti uniti e compatti, con tanti tifosi e appassionati presenti al PalaTagliate per sostenere e salutare la squadra per l’ultima volta. Nel giorno in cui i giocatori hanno convocato una conferenza stampa per raccontare la loro verità, gli unici sentimenti che si respirano sono il rammarico e il dispiacere per quello che era e che ancora avrebbe potuto essere e invece non è stato. Mancano gli americani – Deloach in viaggio per Chieti e Conger diretto a Brooklyn – e non ci sono Banti e Panzini, che sono in trattativa con altre società, mentre Circosta è già partito giovedì sera per rientrare a Roma. Gli altri ci sono tutti e sanno bene che possono parlare anche a nome degli assenti, prima di tutto per chiarire che non sono affatto dei mercenari.
«Non capisco come mi si possa definire in questo modo quando ho scelto di rientrare in campo per provare a vincere la partita quando avevo già il legamento crociato rotto – dice Davide Parente –. Senza contare che chi è rimasto qui durante la scorsa estate aveva già un contratto valido e che per venire incontro alle esigenze della società ha scelto di abbassarsi ulteriormente il compenso».
Storie, retroscena e punti di vista che vanno in contrasto con quanto Alfredo Susanna ha raccontato alla stampa negli ultimi giorni. «È stato detto che eravamo in ritardo di un solo stipendio – proseguono i giocatori – mentre i mesi di ritardo erano tre e pure gli americani oggi sono in ritardo di due mensilità».
Poi si passa a parlare dei motivi che hanno spinto il gruppo a divulgare il loro primo comunicato una settimana fa: «Eravamo arrivati a un punto di estremo disagio e quando un ragazzo ha un problema se ne fanno carico gli altri. I nostri problemi non erano solamente legati ai soldi, ma agli affitti mai pagati delle abitazioni, con alcuni di noi che avevano già ricevuto l’avviso di sfratto. Poi ancora l’autonoleggio che ha ritirato la macchina di un americano al termine dell’allenamento perché non era stato saldato, o i ristoranti che non davano più da mangiare ai ragazzi che però non avevano soldi sul conto corrente. In più si è aggiunto il problema di alcune terapie, alle quali abbiamo dovuto rinunciare per mancanza di soldi. Mancavano poi l’acqua, che a un certo punto è stata comprata da allenatore e general manager, il nastro per le fasciature e perfino i palloni, che ci sono stati regalati dagli amici della Pallacanestro Lucca».
Una situazione molto pesante che si è aggravata quando Franco Montorro giovedì scorso ha chiesto al gruppo di non andare in banca a ritirare la mensilità di dicembre, visto che il conto non era coperto. «Non ci è stato detto il motivo – proseguono i ragazzi – nessuno ci ha spiegato che l’ulteriore ritardo sarebbe servito a pagare la seconda rata della tassa federale. E quando abbiamo chiesto quanto avremmo dovuto ancora aspettare non abbiamo ricevuto risposta. Non è vero che ci era stato detto di attendere tre, quattro giorni, una settimana al massimo, come i proprietari hanno affermato sulla stampa».
Da lì in poi né Susanna né Montorro si sono più presentati a parlare con il gruppo per metterlo al corrente delle decisioni che si stavano prendendo. «Abbiamo appreso tutto dalla stampa». Così, dopo essere andati ugualmente in banca a far valere il proprio titolo di credito ed essersi sentiti rispondere che non era possibile incassare perché il conto non era coperto, a quel punto scrivere il comunicato era diventato inevitabile. Così la squadra aveva subito avvertito Montorro della propria intenzione e lui aveva detto che non ci sarebbe stato alcun problema, ma che avrebbe preferito leggerlo in anteprima. «Su questo punto mi sono confrontato con tutto lo spogliatoio – prosegue Santarossa – che ha ritenuto di non doversi sentire in alcun modo obbligato. E lo abbiamo divulgato, ma non c’era alcuna accusa contro qualcuno. In pratica ricalcava nei contenuti quello che avevano scritto il giorno prima i giocatori di San Severo, con la società che ha prontamente pagato la rata della tassa federale e si è scusata con l’intero gruppo».
I giocatori spiegano di aver fatto più volte incontri con la proprietà per spiegare i malesseri e i problemi che erano costretti ad affrontare, e nonostante tutto la squadra stava continuando a vincere ritrovandosi a metà gennaio a 2 punti dalla vetta. «Per questo non ci riteniamo assolutamente responsabili della radiazione della società dalla Silver – dicono –. Sono scelte prese in piena coscienza da chi ha il dovere di assolvere a questi compiti». Poi ancora c’è la questione del secondo comunicato divulgato mercoledì sera: «Non è stata una lettera di scuse, ma abbiamo tenuto solamente a far sapere che eravamo dispiaciuti per la situazione, facendo notare che gli unici che potevano ancora fare qualcosa erano Susanna e Montorro. Ci spiace per tutto l’ambiente, per la città, i tifosi, per tutti quelli che fino all’ultimo ci hanno provato». Infine non mancano riferimenti alla scorsa stagione, ai ragazzi che a giugno sono stati costretti a rimanere a Lucca a fare volantinaggio sulle Mura perché non erano stati lasciati liberi di tornare a casa, oltre alla situazione particolare di Parente: «È stato tirato in ballo anche il costo della mia operazione, che per contratto è un dovere della società. Ora è passato un mese dall’infortunio e devo fare attività di rieducazione che sempre per contratto dovrebbe essere garantito dalla Pallacanestro Lucca. Ma ho anche il problema dell’abitazione, per la quale da tempo non viene più pagato l’affitto e che quindi mi vogliono togliere».
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