Sicurezza
Gesam senza energia la coppa va alla Famila
Le Mura entra in campo con poca benzina dopo l’impresa di sabato con Ragusa Schio domina sotto canestro e si dimostra più attrezzata per gare di questo tipo
RAGUSA. No, non è stata la volta buona. Per strappare un trofeo alla Famila c’è da attendere ancora. Nella giovane storia del Basket Le Mura la finale della Coppa Italia di Ragusa è stato il 17esimo confronto ufficiale fra le due squadre: Schio ne ha vinti 15, cedendo a Gesam solo in due occasioni, nell’ultimo anno senza titoli delle orange.
La differenza fra le due formazioni è ancora notevole e lo si è visto fin dai primi minuti della finale. Il Basket Le Mura si è presentato sul parquet con poche energie fisiche e mentali, svuotato dall’impresa di sabato quando aveva disputato una prestazione di grande intensità per battere Ragusa. E anche con poca convinzione di potercela fare, forse dettata proprio dalla mancanza di energia.
Naomi Halman è stata lo specchio della squadra. Magistrale sotto canestro, determinata in semifinale, abulica e assente contro la Famila, al punto da conquistare appena quattro rimbalzi e da far fare un figurone a Erlana Larkins, che di punti ne ha messi solo 4, ma che si è impossesata di quasi tutti i palloni che vagavano sotto canestro.
Non c’è stata partita, diciamo la verità, al di là delle impennate d’orgoglio di Gesam. Si è capito ben presto che il match era in mano a Schio e che solo la formazione di Mendez avrebbe potuto buttarlo via.
Addirittura Le Mura non è riuscita a metterci nemmeno le doti che le sono riconosciute dagli avversari, come l’aggressività, la fisicità, anche la cattiveria agonistica: a un certo momento dell’ultimo quarto il saldo dei falli era sconfortante, sotto questo punto di vista, 17 quelli commessi da Schio (che poi chiuderà a 18) appena 8 quelli delle biancorosse, che poi ne hanno aggiunti altrettanti nei minuti finali.
Insomma a Le Mura manca ancora il roster, l’esperienza, l’abitudine a giocare due partite importanti nell’arco delle 24 ore. Era già successo un anno fa al Palatagliate e la storia si è ripetuta in Sicilia.
Ma la squadra biancorossa va comunque applaudita per le emozioni che ha regalato e per aver centrato per il secondo anno consecutivo il traguardo della finale di Coppa Italia. Giocata e persa contro una formazione, quella veneta, che in modo mirabile il coach di Umbertide Lollo Serventi ha definito “illegale”. Un’illegalità frutto del potere economico.
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