Il Tirreno

Lucca

Niente trasferta per la tifoseria

di Luca Tronchetti
Niente trasferta per la tifoseria

Dopo Formigine anche a Chioggia il prefetto vieta la vendita dei biglietti. Provvedimento abnorme

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LUCCA. Da sabato pomeriggio la società rossonera era stata messa al corrente dalla questura di Lucca della decisione del prefetto di Venezia di vietare la vendita dei biglietti ai tifosi non residenti in Laguna. Ma sino a ieri alle 17 si è guardata bene da comunicare ufficialmente ai media (salvo qualche dritta agli amici) che la sfida del 16 febbraio allo stadio Aldo e Dino Ballarin di Chioggia si sarebbe svolta senza la presenza dei sostenitori della Lucchese. È la seconda volta consecutiva che si privano gli sportivi rossoneri della possibilità di seguire la squadra del cuore lontano dal Porta Elisa. Dopo Formigine adesso Chioggia. Ma se lo stop imposto dal prefetto di Modena era la logica conseguenza di quanto accaduto domenica 12 gennaio al Manuzzi di Cesena - quando una dozzina di «estremisti del tifo» si fecero notare all’arrivo per la presenza sul pullman organizzato dagli ultras (all’interno anche due ex Bulldog recentemente condannati in Appello) di numerose assi in legno con chiodi sporgenti, due sassi, fumogeni e tondini di ferro - quello di domenica prossima è sorprendente. Un provvedimento che ci pare abnorme in relazione ai fatti commessi e che soprattutto penalizza quegli sportivi genuini che fanno centinaia di chilometri per incitare i loro beniamini.

Fumus persecutionis. L’Italia è un Paese dove vige da sempre la cultura del sospetto. E tutto viene giustificato in base al principio che le azioni vengano compiute per nuocere a una persona piuttosto che a un’altra per ragioni di carattere politico, sociale, religioso o di altra natura. Siamo propensi a credere che il comportamento pilatesco messo in atto dalla prefettura di Venezia non sia un «piano ordito nei confronti della Lucchese» come qualcuno vorrebbe dare ad intendere. Il comportamento del Prefetto di Venezia si basa sulla proposta-suggerimento dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive istituito dal ministero dell’Interno. E figuriamoci se una Prefettura si prende la responsabilità di non ascoltare l’autorità di Governo per far un favore a due club di serie D (la Clodiense, che si aspettava un bell’incasso, e la Lucchese, danneggiata dall’assenza di tifo).

Il motivo. Qualcuno si chiederà perché l’Osservatorio ha proposto nuovamente di non far affluire tifosi da Lucca alla cittadina lagunare in occasione della partita. La risposta è semplice e fa capire il Paese in cui viviamo. Perché da quel 12 gennaio la Digos di Cesena-Forlì non ha ancora comunicato i nomi dei tifosi rossoneri che verranno sottoposti a Daspo per aver fatto esplodere un petardo e aver trasportato sul pullman materiale atto ad offendere. E in assenza di quei nomi non potendo vietare la trasferta ai presunti responsabili si vieta a tutti evitando così di impiegare le poche forze dell’ordine a disposizione.

La società rossonera. In un laconico comunicato la Lucchese «esprime profondo disappunto per il divieto che, nuovamente e senza spiegazioni in merito, va a colpire la sua tifoseria impedendo a una larga schiera di appassionati, che segue la Lucchese correttamente e nel rispetto delle regole, di sostenere la propria squadra».

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