Sicurezza
Ottoni torna al Porta Elisa in cerca di riscatto
23 anni fa rischiò di morire per un trauma cranico: «Lì non ho mai vinto, vorrei riuscirci da allenatore»
LUCCA. La vita fa strani giri e 20 anni dopo ti ritrovi su un campo che rappresenta un momento drammatico che può cambiarti l’esistenza. Per Claudio Ottoni, 54 anni, stopper di un Padova che in quei fantastici anni Novanta fu uno degli avversari da battere per la Lucchese che militava in B, il Porta Elisa rievoca momenti negativi. «È stato il primo stadio importante in cui ho debuttato tra i professionisti. Avevo diciannove anni e giocavo nel Sansepolcro in C2. Finì 1-1». Ma al di là di quel ricordo felice quello stadio e le maglie rossonere non gli portano bene. «Lì da calciatore nelle sfide tra Lucchese e Padova non solo non ho mai vinto, ma ho perso un campionato e per poco non ci rimettevo la pelle. Me lo ricordo come fosse oggi. Era il 16 giugno del 1991 e la Lucchese era l’ultimo ostacolo per il ritorno in A del Padova. Io marcavo il bomber Paci. Scocca il 12’ e su un cross teso esce Bistazzoni (il portiere) e mi travolge. Mi rialzo e lì non ricordo più nulla. Pascucci mi diede una ginocchiata all’altezza della tempia destra. Trauma cranico e ricovero al Campo di Marte. Sono stato tre ore e mezzo senza riprendere conoscenza. I medici temevano il peggio. Quando due giorni dopo mi dimisero il direttore sportivo (era il compianto Pietro Aggradi) mi disse se volevo denunciare Pascucci. Non capivo il motivo e allora mi fecero vedere le immagini. Si vede chiaramente che lo stopper rossonero mi colpisce volontariamente con una ginocchiata alla tempia mentre sto per rialzarmi a centro area. Lasciai perdere, ma per quel fallo non l’ho mai perdonato. Poteva costarmi la vita oltre alla carriera. Oltretutto perdemmo 2-1 e in A ci andò l’Ascoli. Ma non è l’unico episodio negativo. Due anni dopo - era il 6 giugno 1993 - dieci minuti prima di entrare in campo mi sento male negli spogliatoi e perdo i sensi. Uno sbalzo di pressione. Mi portano al pronto soccorso e addio partita. E anche a Padova con la Lucchese non mi è andata bene. Una volta mi annullarono uno dei pochi gol realizzati nella mia carriera che ci impedì di vincere». Adesso torna al Porta Elisa in un’altra veste: quella di allenatore. «Spero di essere più fortunato e di riscattare la negatività di quegli anni. Tuttavia vista la forza dei rossoneri, che ritengo la squadra da battere in serie D, anche un bel punticino sarebbe oro per il mio Montichiari». Ottoni profondo conoscitore della C2 e della D (ha guidato tra i professionisti la Sambonifacese e a più riprese il Montichiari) è subentrato a fine ottobre a Lamberto Tavelli, ma i risultati in casa rossoblù sono arrivati soltanto ora con l’innesto di 5 calciatori (Melis, De Murtas, Catalano, Anelli e Fornito, gli ultimi tre a Montichiari anche la scorsa stagione) compensate dalle partenze del bomber Beretta (Asti) e dei difensori Ragnoli, Bonaccorsi e Filippini. «La squadra ha trovato i giusti equilibri e la necessaria personalità e cattiveria agonistica indispensabili in questa categoria. Davanti il tandem Bosio-Fornito è il giusto mix in grado di sfruttare gli errori degli avversari. I ragazzi hanno imparato ad aggredire gli spazi inaridendo le fonti di gioco. Mi dicono che il terreno sarà pesante e la cosa non mi dispiace affatto. Ma ci vorrà il miglior Montichiari per fermare la Lucchese».
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