Italia
Tassi: «Il Porta Elisa per noi è S. Siro»
Il tecnico del San Colombano se non perde porta la squadra in pellegrinaggio
LUCCA. Da lunedì al venerdì sino alle 17 gestisce i suoi due negozi di abbigliamento «modaiolo». Poi prende la macchina e corre verso San Colombano al Lambro per quella che reputa la sua vera attività: l’allenatore. Maurizio Tassi, 52 anni, ex attaccante di quarta serie negli anni Ottanta (sei stagioni alla Mottese, cinque al Broni e uno al Castellana), da 5 stagioni consecutive (sei complessive) guida il “Bano”. Non una squadra, ma una famiglia al cui vertice c’è una donna: la presidentessa Elena Piatti che gestisce serre per agricoltura biologica: «Se chiedete in giro nell’hinterland milanese tutti vi ripeteranno lo stesso refrain: il San Colombano è una società modello a livello dilettantistico. Il 12 del mese pagano e se cade di domenica il bonifico arriva venerdì. Il budget? Non sforiamo i 150mila euro annui. – dice orgoglioso Maurizio Tassi, grande amico di Gigi Simoni che l’ex tecnico dell’Inter ha sempre visto un allenatore professionista mancato – Un paese di 7mila anime, ma con strutture all’avanguardia e persone perbene che non ti giudicano soltanto dai risultati, ma anche da come ti poni e dall’esempio che dai. Non è un caso che da 20 anni siamo scuola calcio dell’Inter. Da noi sono usciti Matri, Caracciolo, Ardemagni e Bolzoni solo per citare i più famosi». Nel San Colombano non ci sono professionisti. Tutti lavorano o studiano. Bianchi è impiegato in banca, Dalcerri e Losio in un’azienda di computer, Zoppetti gestisce un bar. E c’è poi un caso unico in tutta la serie D: quello del mediano Luigi Scetti, 27 anni: «Da lunedì a venerdì vive e lavora come biologo all’università di Siena e si allena con una squadra di Promozione della zona. Il sabato fa la rifinitura con noi e la domenica è in campo: un mezzo fenomeno». Inutile dire che da quelle parti non si parla d’altro che della sfida con la Lucchese: «Per noi giocare al Porta Elisa è come scendere in campo al Santiago Bernabeu. Come il Sassuolo che va a San Siro. E quando ci ricapita uno stadio simile? Ai ragazzi lo già detto: se facciamo un risultato positivo giro il pullman e invece che verso Milano facciamo rotta a Roma per una visita al Vaticano. Noi facciamo quattro allenamenti serali (gli impianti d’illuminazione non mancano nella bella struttura sportiva con tanto di ristorante) e giocare contro dei professionisti ci riempe di orgoglio e ci moltiplicare le forze. Come gioca il San Colombano? Di solito faccio il 4-3-3 e mi arrabbio quando mi tacciano di difensivista. Non mi piacciono i 5-5 alla Zeman, ma neanche gli 0-0. Certo andiamo a Lucca non a Villanterio. Come se giocassimo contro il Barcellona e fossimo l’Alicante. Logico che non puoi scoprirti troppo o fare la partita perché altrimenti ti fanno nero. Però le barricate non sono nel nostro dna. Vedrete una squadra tosta, quadrata, grintosa, generosa, ma non catenacciara. Nella Lucchese non c’è Tarantino? Meno male così non si parte dall’1-0 per loro. Sapete una cosa: non ho ancora visto una partita dei rossoneri lo farò oggi pomeriggio (ieri per chi legge) con i ragazzi dopo la rifinitura».
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