Il Tirreno

Lucca

Gesam Gas, si riparte con Schio «Non siamo noi l’alternativa»

di Fabrizio Tonelli
Gesam Gas, si riparte con Schio «Non siamo noi l’alternativa»

Coach Diamanti tra passato e presente alla vigilia del primo impegno della squadra biancorossa L’addio ad Andrade, la rinuncia a Johnson, la scelta di Halman. «Sono curioso di vederle giocare»

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Si torna a giocare, si torna a fare sul serio. 140 giorni dopo garatre della finale scudetto a Schio, Gesam Gas Le Mura si ripresenta sul parquet per una gara che vale. E ritrova come avversaria proprio la Famila. L’appuntamento è per le 17,30 al Palamariotti di Spezia, nel primo incontro del quadrangolare cui prendono parte anche la compagine di casa e Orvieto.

E’ alla vigilia di questo appuntamento che il coach Mirco Diamanti ripercorre il percorso che ha portato alla formazione del nuovo team biancorosso. Un’analisi tra passato, presente e futuro.

L’addio ad Andrade. «Mi è costato molto – dice Diamanti – con lei ho un rapporto che va al di là del campo. Ma lo sport è anche questo, si arriva a momenti in cui queste cose devono avvenire. L’ho sentita qualche giorno fa, mi ha detto “in bocca al lupo” per il campionato. Colgo l’occasione per ringraziarla per quello che ha fatto per la squadra e ricordo quella gara playout con Napoli, il primo anno, quando scese in campo nonostante un grave infortunio da cui provammo a recuperarla. Il dottor Fiaschi fece una sorta di miracolo, ma probabilmente in quelle condizioni altre giocatrici non avrebbero giocato. Lei sì, vincemmo e senza quel risultato non so dove sarebbe oggi il Basket Le Mura. Devo anche dire che su di lei sono state dette tante cose non vere».

La rinuncia a Johnson. «Avremmo voluto confermarla, ma lei era titubante, probabilmente perché preferiva giocare più perimetrale che vicino a canestro. A quel punto, visto che le straniere tesserabili sono solo tre, abbiamo preferito puntare su una giocatrice, Robbins, disposta a giocare sotto. Una in grado di interpretare quel ruolo con convinzione e serenità».

L’arrivo di Mahoney. «Nel momento in cui si è chiuso il capitolo Andrade, la scelta di Megan è stata la migliore che potevamo fare. Dal punto di vista economico la giocatrice ci è venuta incontro, accettando la nostra offerta. Per il resto l’affare si è concretizzato per una serie di motivi: la rinuncia di Taranto al campionato, la volontà di Megan di continuare a giocare in Italia».

La scelta di Halman. «Bisogna fare un passo indietro. Prese Mahoney e Robbins, la terza straniera doveva essere necessariamente una comunitaria. Non ce ne sono molte e l’Italia non è una meta così ambita per livello tecnico e rimborsi. Così abbiamo puntato su giocatrici che già conoscevano il nostro campionato e potevano essere stimolate a tornare. Il primo contatto c’è stato con Pascalau ma l’affare non è andato a buon fine. Quindi siamo arrivati a Halman, che aveva una proposta anche dalla Francia ma che ha accettato la nostra offerta».

L’età media elevata. «La carta d’identità per me non è un problema. Ha un senso solo se una squadra è in grado di fare una programmazione a lungo termine, almeno 4-5 anni. Ma in una situazione di precarietà come questa non mi sembra che sia una strada percorribile. Io poco propenso a lavorare con le giovani? E’ un problema che non mi sono mai posto, mi interessa molto di più l’integrità fisica di una giocatrice rispetto all’età. Lo scorso anno abbiamo preso Dotto, cercavamo una ragazza giovane da affiancare a una esperta che avevamo già preso. Siamo stati bravi, ma quando si fanno le scelte non si sa mai cosa può succedere».

Squadra piccola. «Cosa cambia senza due lunghe come Ress e Ruzickova? Abbiamo l’esempio dell’Italia maschile, la squadra più bassa dell’Europeo, che sta facendo buone cose. Per noi è importante trovare una chimica di squadra, unione e armonia fra le persone, poi vengono le problematiche tecniche che troveranno sicuramente soluzione. D’altronde con il nostro budget, le giocatrici più alte di 1,90 non le prendo neanche in considerazione. O costano troppo o tecnicamente non sono all’altezza».

Gli obiettivi. «Non siamo l’alternativa a Schio, dobbiamo fare il nostro percorso, se poi arriveremo fino in fondo vorrà dire che siamo stati più bravi delle altre, escluso la Famila. E’ illogico paragonarsi con loro».

Le avversarie. «Schio a parte, vedo molto bene Ragusa che ha fatto un mercato di qualità, tenendo un gruppo di italiane buono. Al terzo gradino un gruppo di cui facciamo parte insieme a Parma, Umbertide, Cagliari e Venezia, un’altra neopromossa che ha operato bene».

Il torneo. «Ci confrontiamo subito con Schio che ci metterà sicuramente in difficoltà e vedremo come sapremo reagire. Questa è una squadra completamente nuova, abbiamo perso giocatrici carismatiche e dobbiamo ritrovare equilibrio. Sono anch’io curioso di giocare e di vedere all’opera questo gruppo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore