Sicurezza
OCCHIO AL mEDIANo-POSTINO CHE SUONA SEMPRE DUE VOLTE
LUCCA. Al mattino in sella al suo scooter indossa la divisa di portalettere e smista la posta agli abitanti della sua Faenza mentre la domenica si piazza in mezzo al campo di calcio e smista...
LUCCA. Al mattino in sella al suo scooter indossa la divisa di portalettere e smista la posta agli abitanti della sua Faenza mentre la domenica si piazza in mezzo al campo di calcio e smista palloni per le punte. Dal 2008 è questa la vita di Daniele Mordini, 30 anni, punto di forza dell’Imolese e unico elemento tra i rossoblù che arriva direttamente dalla Lega Pro 2. D’altronde l’intera squadra emiliana è composta - salvo due eccezioni - da calciatori part-time. La punta Belluzzi è aiuto cuoco in un locale di Finale Emilia, il centrocampista Balestra lavora nel suo negozio, il trequartista Ramoz fa il camerire in un noto ristorante di Imola. «Sinceramente sinora riesco a conciliare il calcio con il lavoro. - dice Mordini raggiunto telefonicamente mentra sta consegnando una raccomandata - Per un giocatore che oscilla tra la IV serie e i dilettanti è impensabile con la crisi economica di questi anni fare il professionista e vivere di solo calcio. Così quando cinque anni fa mi hanno proposto di fare il postino non ci ho pensato su due volte. E ho fatto la scelta giusta. Il segreto? Vita sana, niente alcolici e a letto presto la sera. L’anno scorso ero in Seconda Divisione con il Forlì e ho retto benissimo la categoria giocando sempre titolare. E guardi che spesso è più difficile consegnare la posta al giusto indirizzo che fare un passaggio filtrante per le punte. Se non recapiti in tempo contravvenzioni, telegrammi, e notifiche fai un danno all’utenza e rischi di pagare di tasca, se sbagli un appoggio o un lancio al massimo ti becchi la giusta razione di fischi». Le sfide con Nolé le ricorda bene: «Metà anni Duemila, serie C2, il sogno di altri palcoscenici. Eravamo giovanissimi e con tanta voglia di metterci in mostra. Lui nel Sansovino e io nel Forlì. Un giocatore dinamico e con ottimo senso della posizione. Di quelle sfide contro la formazione aretina ricordo uno 0-0 al Morgagni (lo stadio romagnolo) quando mi mangiai il gol della vittoria a porta vuota. Ero appostato sulla riga e presi il palo. Una rete impossibile da fallire: un errore da “Mai dire gol”». All’Imolese il presidente è Lorenzo Spagnoli che divenne famoso anni fa quando giocava nel Cervia protagonista del reality tv «Campioni». «Spesso i presidenti non capiscono niente di tattica. Discutere e confrontarsi con lui prima e dopo le partite è sicuramente stimolante e quantomeno sa di cosa stiamo parlando. Una cosa è certa: siamo dilettanti veri, il budget è ridotto, ma la società è precisa e puntuale nei rimborsi. Difficile chiedere di più». La partita con la Lucchese è la più attesa della stagione: «Perché l’avversario è il più forte del girone e la tradizione è negativa visto che l’Imolese non ha mai vinto con i rossoneri. Mi aspetto una formazione determinata e con la bava alla bocca per i punti perduti in avvio. Tarantino poi fa paura: con quel sinistro può vincere le sfide da solo».
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