Gioco
Senza soldi e sponsor le squadre locali rifiutano di salire in categoria superiore
LUCCA. Seconda categoria? Rifiuto l’offerta e resto in Terza. Parafrasando un motto in voga in una famosa trasmissione televisiva serale, lo stato di salute del calcio dilettantistico è dir poco...
LUCCA. Seconda categoria? Rifiuto l’offerta e resto in Terza. Parafrasando un motto in voga in una famosa trasmissione televisiva serale, lo stato di salute del calcio dilettantistico è dir poco precario. La crisi economica investe le società dilettantistiche in misura maggiore che in passato. E così molti sodalizi à hanno deciso di restare nel l’ultima serie dei campionati Figc aspettando tempi migliori. Anche quest’anno, il Comitato regionale ha dovuto fare i salti mortali per completare gli organici di Seconda. Su 192 squadre suddivise in dodici gironi, ben 23 sono state ripescate, attingendo alle graduatorie dei playoff dei vari campionati provinciali, oppure delle retrocesse dai playout della stagione appena passata. Ventitre società che hanno deciso di ripartire dal basso: un’ecatombe. Delle ripescate in Seconda, ci sono due storiche squadre lucchesi: l’Aquila S. Anna e la Morianese, prese come migliori perdenti degli spareggi retrocessione. Prima di loro ne sono state consultate 8 militanti in Terza: Don Bosco Mazzola, Atletico Forte dei Marmi, Atletico Lucca, San Macario, Secco National, Ninfea Torrelaghese, Santanna, e Atletico Gragnano. Tutte hanno declinato l’offerta. Tante aziende locali, già di per sé in difficoltà per pagare dipendenti e fornitori, non hanno voglia di buttare soldi per avventure sportive senza futuro. Poi, altro aspetto importante, in Terza a Lucca (a differenza ad esempio di Firenze o Arezzo) si gioca solo di sabato. E poiché molti calciatori vogliono tenersi la domenica libera per i loro impegni, in tanti casi diventa anche impossibile allestire una rosa. C’è anche il capitolo rimborsi spese. In molti casi abolito, in rarissime circostanze adeguato alla categoria, spesso promesso e non elargito. Ecco che un calciatore si mette con davanti a un bivio: giocare gratis e sciropparsi trasferte e allenamenti oppure magari restare a divertirsi con gli amatori diventati una succursale dei campionati federali? Infine i costi organizzativi. Per iscriversi alla Seconda bisogna spendere solo di tributo, qualcosa come 4.200 euro. A queste si aggiungono le tasse gara, e le altre spese federali che fanno ordinariamente circa 10 mila euro l’anno. Poi la benzina, i rimborsi, gli imprevisti che non mancano mai. E così, statistiche alla mano, per la quinta stagione di fila le squadre che vincono il girone versiliese, assieme alle finaliste dei playoff, hanno deciso di rinunciare alla Seconda. «Ci hanno chiamato da Firenze – afferma Nardi dell’Atletico Lucca -, ma non parteciperemo. Sconvolgere tutto avrebbe comportato la ricerca di almeno 15 nuovi ragazzi, con budget diversi di cui non disponiamo visto che tutti gli atleti giocano a costo zero». L’Atletico Gragnano ha perso la finale playoff del girone B contro il Corsagna, ma non farà il campionato superiore: «Nel 2006 abbiamo vinto i playoff e siamo andati in Seconda – afferma Giuseppe Madrigali, storico diesse - e anche se siamo subito retrocessi ci siamo divertiti. Ma erano altri tempi, le risorse economiche e gli sponsor si trovavano. Ora il Gragnano non ha un soldo, noi non diamo rimborsi a nessuno, e la cena di Natale si è finita di pagare a giugno». Dagli incassi si raccatta forse per pagarsi qualche trasferta. Chi si adopera con le sagre riesce a mettere un po’ di fieno in cascina. Altra storica società è il San Macario: «Giochiamo volentieri di sabato e la domenica ci comporterebbe problemi – afferma il presidente Lazzarini -, la nostra squadra è formata da ragazzi che da anni sono insieme. La volontà è quella di continuare con la Terza. Almeno si gioca per vincere». Clamoroso il caso del Pescaglia, che dopo aver perso la finalissima playoff regionali solo ai rigori contro la nobile decaduta Aglianese, ha scelto di non partecipare alla Prima e di scomparire dal panorama calcistico regionale, per spostarsi nella Quarta Serie Amatori Aics. Non per carenza di budget, ma per mancanza di dirigenti.
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