Gioco
Pagliuca, il marine che usa la tecnologia per spiegare la tattica
Il tecnico rossonero si sveglia all’alba per studiare gli schemi «Il mio obiettivo? Far divertire i tifosi e vincere con il gioco»
LUCCA. Si è presentato in un punta di piedi, onorato di ereditare una panchina dove sono seduti allenatori importanti da Lippi e Bolchi agli amati Orrico e Favarin. Umiltà, entusiasmo e schiettezza. Un approccio che ha fatto breccia tra i tifosi. Il nuovo allenatore rossonero Guido Pagliuca, 37 anni di Cecina, non si lancia in proclami, ma promette una Lucchese combattiva e spettacolare. Dopo le esperienze in piccole realtà a Cecina, Borgo a Buggiano, Gavorrano e Bogliasco è arrivata la sua grande occasione in una piazza blasonata. Da gennaio, dopo che si è bruscamente interrotto il suo rapporto col Bogliasco era tornato a fare l'operaio nell'azienda di famiglia. «Anche quando allenavo il Cecina ho sempre lavorato nell'impresa edile di mio padre, anche sul cantiere: mi ha insegnato il gioco di squadra e la cultura del lavoro. Sono un allenatore calcio e famiglia. Appena posso staccare mi dedico a moglie e figlio».
Mentalità. Preparato, grande lavoratore (“mi alzo prestissimo”), maniacale negli allenamenti e nella tattica. «I mie modelli? Zeman e Giampaolo, ma cerco di studiare tutti gli allenatori e prendere il meglio. Ho imparato tanto anche da un libro, “Scoiattoli e tacchini” di Gianpaolo Montali, ex ct della nazionale di pallavolo. La metafora della miscela fra scoiattoli e tacchini, che sappiano esprimere i loro talenti e andare oltre i propri limiti, è alla base dei successi». A Lucca dovrà tenere a bada il suo temperamento sanguigno. In panchina Pagliuca è come un leone in gabbia. «Sono consapevole che è aumentata anche la mia responsabilità. Da cosa mi sono accorto di essere alla Lucchese? Dall'organizzazione societaria e dai tifosi. A Coreglia per la prima uscita erano tanti : c'è una passione vera, spero di farli divertire».
Schemi e video. La Lucchese dopo una settimana è ancora incompleta e sarà rinforzata con altri due attaccanti over, un centrocampista esperto ed un difensore under. Ma inizia ad avere un marchio di fabbrica. «Il 4-3-1-2 sarà uno dei moduli di riferimento insieme al 4-3-3, voglio un terzetto di centrocampisti avanzati per cercare la profondità con l'elemento che ha più corsa e dinamismo ed un play di raccordo che sarà Aliboni che finora non ho potuto avere a disposizione. Gli under? Saranno collocati in porta (Casapieri) e destra, per gli altri due vedremo in base alle caratteristiche e agli avversari. Potrebbero essere due esterni alti o bassi o un laterale e un trequartista. Ci serve un attaccante che garantisca gol e forza, più che centravanti mi piace chiamarlo elemento offensivo. Nel Borgo a Buggiano giocavo con Pulina e Del Bono con Rosati alle spalle, nel Gavorrano avevo una punta come Fioretti. I dati dei test atletici? Sono stati archiviati per monitorare la condizione della squadra e con la videocamera registro alcuni allenamenti per evidenziare gli errori e correggerli». Il Borgo del 2010-2011 è stato il suo capolavoro. Un'impresa storica. Promozione in C2 ed un gioco scintillante. «Non eravamo favoriti, ma era un gruppo straordinario. Spero sia così anche a Lucca»
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