Finanza
Toschi, il maestro ideale per i bimbi
L’ex punta allena i pulcini della Folgore Segromigno e insegna i fondamentali
LUCCA. A 68 anni è bello vederlo insegnare il gioco del pallone a dei bimbi che lo guardano estasiati e lo considerano un secondo papà e in certi casi una sorta di giovane «nonno» che ha sempre una parola buona per tutti. Giovanni Toschi, attaccante tascabile in serie A negli anni Settanta, si diverte ancora a correre dietro a una sfera di cuoio. E si rispecchia in quei bimbetti che muovono i primi passi in un rettangolo verde. Oggi è alla Folgore Segromigno vicino a casa (abita a Porcari) e insegna a uno sparuto manipolo di bambini come si tratta una palla, come la si addomestica, come si colpisce di testa o si passa a un compagno. In una parola i fondamentali. Gergo sconosciuto per tanti calciatori che calcano i campi professionistici per non parlare di quelli dilettantistici. Di «Topolino» Toschi sembrano essersi dimenticati un po’ tutti. Compresa la Lucchese, la formazione in cui mosse i suoi primi passi da calciatore poco più che ventenne. Eppure - ora che al timone del club rossonero c’è un gruppo di appassionati che hanno iniziato a rifondare il settore giovanile - non sarebbe certo un problema riportare all’ovile il «piccoletto di Porcari». Affidandogli, magari, la cura dei bambini di 8-9 anni che iniziano a dare i primi calci al pallone nella Lucchese Junior. Toschi non ne farebbe certo una questione di soldi perché allena praticamente per divertimento. Ma di sicuro gli allenatori del settore giovanile si ritroverebbero in mano dei calciatori in erba che sanno come addomesticare la palla e come muoversi in campo. «Sarebbe bellissimo. - dice con modestia l’ex punta di Torino, Mantova, Cesena, Foggia e Novara - Ma non mi faccio illusioni. A Segromigno cerco di aiutare i bimbi a crescere e a migliorare dando sfogo al puro divertimento e insegnando, senza stressarli, i fondamentali. Imparare divertendosi credo sia il modo migliore per educare i ragazzi alla disciplina del calcio. Provo i bimbi in tutti i ruoli a seconda della loro indole e della loro predisposizione». E i bambini rispondono con grande entusiasmo dimostrando tutto il loro affetto e la loro riconoscenza abbracciando il «maestro» al termine di ogni seduta di allenamento. La sua forza è l’umiltà che soltanto i «grandi» sanno avere. E l’aneddoto su Rivera ne è l’esempio: «Un giorno in un contrasto di gioco - racconta Toschi - misi a terra il mio mito calcistico: Gianni Rivera. Mi fermai subito e mi misi in ginocchio di fronte a lui per paura di avergli fatto male. Non me lo sarei perdonato».Chapeau grande «Toschino».
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