Il Tirreno

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Lucchese, addio alla promozione

di Luca Tronchetti
 Lucchese, addio alla promozione

Il primo ko del 2013 segna la fine della corsa dei rossoneri che adesso debbono pensare ai playoff

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Fine della corsa. La prima finale nello sprint verso la promozione in Lega Pro segna lo stop definitivo alle ambizioni di primato. Con sei punti di ritardo a quattro giornate dalle fine e tre squadre sopra ai rossoneri (Tuttocuoio 63, A. Pro Piacenza 61 e Massese 60) tutto è perduto. Anzi, occorre che i rossoneri ricarichino in fretta le pile perché l’imbattuta Pistoiese dell’amato ex rossonero Massimo Morgia (ha trovato in Floriano un giocatore devastante) bussa alle porte e il rischio di un contraccolpo psicologico potrebbe essere pericoloso facendo scivolare la Lucchese ancora più giù in classifica. E buon per i rossoneri che la Virtus Castelfranco è già ammessa di diritto alla terza fase dei playoff promozione e che la Real Spal è allo sbando con la società che non paga i giocatori da più di 4 mesi. Ragion per cui l’ultima posizione utile per gli spareggi pare assicurata.

Prima sconfitta del 2013. Si ferma a 14 la striscia positiva della Lucchese. A firmare il primo ko dell’inizio del nuovo anno è la formazione più completa vista in questo campionato di serie D: il Tuttocuoio di Ponte ad Egola. Non doveva nemmeno iscriversi. Poi la passione dei fratelli Dolfi - titolari di un’importante conceria e capaci di trovare importanti finanziamenti - ha prevalso e adesso il sogno della Lega Pro si sta materializzando. La quinta sconfitta stagionale ha il sapore della resa e fotografa bene una stagione che, comunque vada, ha visto i rossoneri stazionare sempre nei quartieri alti. Oggettivamente però certi errori, dettati dall’inesperienza, hanno condizionato l’annata. Dalla scommessa su Brega (27 gol in Eccellenza con la Fortis Juventus, ma praticamente un neofita in D) alla rinuncia a Taddeucci (superbomber del campionato con 21 reti), dalla mancanza di un uomo d’ordine in mezzo il campo in grado di garantire quella personalità e quell’equilibrio che è mancato in partite decisive come quella del Leporaia (tra i rossoneri non c’è un elemento del calibro di Colombo) alla scelta, coraggiosa al limite del temerario, di puntare tra gli under a ragazzi che avevano disputato sino a pochi mesi prima i campionati allievi.

Questione allenatore. Nessun vuol gettare la croce addosso a Duccio Innocenti, una persona squisita e uno stakanovista del lavoro. Ma si tratta pur sempre di un allenatore neofita che ha smesso di giocare 3 anni fa e non aveva alcuna esperienza. Ci ha messo entusiasmo, impegno e costanza. Ma non ha ancora la personalità necessaria per dirigere una formazione di prestigio come la Lucchese. Il turbillon di formazioni mandate in campo in 30 partite (anche a Ponte a Egola la scelta di far giocare dal primo minuto Petroni in luogo di Chiarabini) ha generato confusione senza mai dare un’identità precisa all’undici rossonero. Alla Lucchese è a mancata un’anima. Proprio l’opposto del Tuttocuoio il cui tecnico Alvini, che frequenta la D da tre stagioni, ha insistito sin dalla prima giornata sul modulo 4-3-1-2 alternando ogni tanto con il 4-3-3.

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