Il dolore
Lucchese, serve la partita perfetta
Il ds Russo come il regista Oliver Stone: «Si vince o si perde, ma da uomini dando il 110%»
LUCCA. In un piccolo campo sportivo che assomiglia tanto all’Acquedotto molto probabilmente si decide la stagione della Lucchese. Fortunatamente non il futuro. Quello pare al sicuro, visto che il brand rossonero ha ancora un certo appeal, e Giannecchini e soci in queste settimane cruciali sfogliano la margherita (Paganelli al 70% o Perpignano in quota paritaria?) per dare una solidità maggiore che permetta di programmare l’avvenire con minore angoscia e più consapevolezza.
Intanto però tra poche ore Aliboni e compagni sono attesi dalla prima delle cinque finali in programma. Un tour de force per capire se questa Lucchese può davvero coronare un sogno non programmato alla vigilia (la società aveva parlato di campionato di vertice): la promozione in Lega Pro 2. La squadra è carica, l’ambiente pure. Oltre 500 i tifosi attesi alla Leporaia, la tana del Tuttocuoio. Tanta gente, disamorata e depressa da due fallimenti in 36 mesi, che non si era mai vista durante tutta la stagione.
La trebbiatrice. Per la prima volta il ds della rinascita, Bruno Russo, getta la maschera e punta dritto allo scopo: vincere. Traccia paragoni arditi e metafore oniriche la Ruspa rossonera. «La Lucchese odierna deve essere come una trebbiatrice che spiana un campo di grano. I nostri giocatori devono entrare sul rettangolo verde e incutere timore all’avversario. I neroverdi debbono trovarsi di fronte a un piccolo Barcellona, una formazione che fa tremare le gambe a qualsiasi squadra che l’affronta. È vero, loro sono la capolista. Ma all’andata li abbiamo battuti e oggi siamo più forti come dimostrano i 14 risultati utili consecutivi».
Tifosi e giocatori. Per spronare la squadra il diesse prende ad esempio la tifoseria. «Tra i nostri supporters e quelli dei padroni di casa non c’è partita. E pur giocando lontano dal Porta Elisa i nostri sostenitori saranno di più rispetto a quelli locali. La squadra deve equipararsi al pubblico in modo che gli avversari si sentano impotenti e trovino difficoltà insormontabili. Per far questo serve la partita perfetta. Ma Innocenti, Di Stefano e tutta la rosa lo sanno bene. In settimana li ho visti allenarsi. Hanno gli occhi di tigre, sono pronti a dare il 110%. Se poi al triplice fischio finale usciremo battuti vorrà dire che Colombo e compagni hanno dato il 120%. Soltanto allora come dev’essere nello sport e nella vita stringeremo la mano ai nostri avversari e ci complimenteremo con loro. Se usciamo battuti al 99% siamo fuori dalla lotta per la promozione diretta e ci restano i playoff. Il destino è nelle nostre mani».
Ogni maledetta domenica. Bruno Russo che a fine stagione potrebbe anche lasciare la Lucchese per altri lidi emula il regista Oliver Stone. Sul pullman che condurrà giocatori e staff tecnico alla Leporaia di Ponte a Egola farà proiettare il film «Ogni maledetta domenica»: «Nel calcio come nella vita spesso è una questione di centimetri. Si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini». Un insegnamento che ha il sapore di un testamento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google