Il Tirreno

Lucca

Canalini, il giustiziere rossonero

di Luca Tronchetti
Canalini, il giustiziere rossonero

Il bomber rossonero (12 centri) più forte della sfortuna: «Il mio obiettivo? Promozione e conferma»

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INVIATO A RICCIONE. Dicono che sia una «testa matta», un giocatore difficile da gestire, una sorta di Cassano dei poveri. Lui fa spalluccie e risponde a suon di reti. Pesanti come macigni. Forcoli, Spal, Mezzolara, Fidenza, Bagnolese e Riccione i suoi gol-gioiello che sono valsi ben 18 dei 54 punti nel carniere rossonero. Giacomo Canalini, 23 anni, scuola Toro e tecnica da vendere è l’uomo copertina di questa Lucchese che vince, ma non convince. È lui in questo momento che tiene a galla una squadra involuta e che - pur conquistando 7 punti nelle ultime 3 giornate - non riesce a fornire prestazioni importanti. Il suo dualismo con Brega, la sua insofferenza (vera o presunta) alla panchina ne fanno, suo malgrado, il personaggio della stagione. Una delle scommesse vinte dal diesse Bruno Russo che diede il placet al suo sontuoso ingaggio (per un mese si era allenato con la Massese che poi lo aveva lasciato andare): il biglietto andata e ritorno del treno Carrara-Lucca. E per 40 giorni l’attaccante rossonero si è accontentato di quell’offerta indecente pur di riprendere confidenza con il pallone dopo due anni di sofferenze e interventi chirurgici che avrebbero stroncato chiunque. Ha creduto in se stesso, si è ripreso il suo calcio Canalini. Figuriamoci se non crede fermamente alla promozione della Lucchese: «Il mio obiettivo? Portare la squadra in Lega Pro e rimanere anche la prossima stagione che sarebbe la mia prima vera esperienza tra i professionisti. Di Lucca mi piace tutto: i compagni sono fantastici, lo staff tecnico è di grande livello, la città è splendida e i tifosi che non meritano certo questi palcoscenici. Personalmente metterò tutto me stesso per regalare un sogno a una società splendida».

Certo la prestazione fornita dalla squadra sul sintetico decrepito di Riccione lascia a desiderare e non fa certo ricredere gli scettici: «Non abbiamo giocato come sappiamo fare. - taglia corto il bomber rossonero - Loro devono salvarsi e hanno giocato alla morte creandoci un po’ di difficolta agevolati anche da un manto in sintetico irregolare. La palla rimbalzava in modo strano e non era facile mettere due passaggi in fila. Loro infatti rilanciavano lontano e non hanno mai provato il fraseggio. L’importante però era fare risultato pieno. Ci siamo riusciti e guardiamo avanti con rinnovato ottimismo e fiducia. È vero, abbiamo sofferto troppo. Se vogliamo davvero vincere questo campionato molto equilibrato dobbiamo essere più cinici sotto porta. Abbiamo avuto due-tre grandi occasioni per chiudere i conti e non siamo stati lucidi per realizzare il secondo gol. La mia allergia alla panchina? È normale che tutti ambiscano a giocare. Ma sono sempre stato rispettoso delle scelte del mister che è una persona seria e scrupolosa. Stavolta è toccato a me reggere il peso dell’attacco e a Brega andare in panchina. Ma se giovedì capitasse l’inverso non ne farei un problema. L’importante è che vinca la Lucchese».

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