Il Tirreno

Lucca

Non paghi la retta? Catena di solidarietà per far giocare i bimbi

di Michele Citarella
Non paghi la retta? Catena di solidarietà per far giocare i bimbi

La scuola calcio di S. Anna in aiuto delle famiglie in difficoltà «Valutiamo caso per caso, ma ci sono anche i furbetti»

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LUCCA. Molti dirigenti e addetti ai lavori della lucchesia hanno letto con attenzione la storia del dodicenne livornese che non è stato convocato in occasione delle partite ufficiali a causa del mancato pagamento della retta annuale da parte del padre, ex dipendente di un'impresa edile che dall'oggi al domani si è ritrovato senza una paga per mandare avanti la famiglia.

Come si comportano le società lucchesi di fronte alle famiglie in difficoltà nel pagare la quota per iscrivere il piccolo? Da un lato c'è l'aspetto sociale, dall'altro ci sono esigenze e scadenze di pagamenti che le società di calcio hanno, quali bollette e manutenzione ordinaria degli impianti e la loro messa a norma di legge. Siamo andati al campo di via Del Tiro a Segno, nel cuore del quartiere più popoloso della a e con diverse zone popolari dove la crisi economica è forte ma resiste il calcio, dal settore giovanile al dilettantismo.

Abbiamo posto il problema a Fabrizio Ricci (conosciuto nel quartiere e nel mondo del pallone lucchese come “Il Beo”), direttore tecnico della scuola calcio degli Aquilotti S. Anna, società affiliata all'Empoli con 130 tesserati dal 2002 al 2007.

«Abbiamo letto Il Tirreno – esordisce Ricci, affiancato dal presidente della scuola calcio Mariani – ed abbiamo commentato la vicenda. Tra i nostri tesserati, non mancano famiglie in oggettive difficoltà economiche, la cui retta annuale di 200 euro più un contributo per il corredo è una somma eccessiva. Il nostro modo di operare, dopo un confronto tra dirigenti, è quello di non mettere mai in mezzo a queste vicende i bambini, che devono essere trattati tutti allo stesso modo per quanto riguarda convocazioni e comportamento. I figli dei genitori che collaborano sono uguali a quelli che pagano la quota in modo dilazionato o quelli che non la riescono a pagare».

Il modus operandi della società degli Aquilotti di S. Anna è quello che spesso si sente raccontare in tv dal mondo della politica, ovvero aiuto a chi ha veramente bisogno, ma occhio ai furbetti.

Dice Ricci: «Ci siamo trovati a trattare svariati casi: genitori che confidano apertamente i loro problemi, quelli che li nascondono ma tardano a pagare, quelli che sono vaghi ma hanno evidenti difficoltà, oppure ci sono i furbetti, che dichiarano di non poter pagare solo per evitare ulteriori spese. Nel massimo rispetto di tutte le famiglie e con massima delicatezza, indaghiamo le situazioni poco chiare, perchè è da capire che anche le società hanno le loro spese e, se fossero in tanti a non poter pagare, dovremmo chiudere la nostra attività. Ma trattiamo allo stesso modo anche i figli degli eventuali genitori furbetti, con cui poi ci confrontiamo. Nessun eventuale comportamento sbagliato dei genitori deve influire sui figli».

Il delicato controllo dei casi sospetti è possibile grazie all'impegno sociale che tanti altri dirigenti hanno all'interno del quartiere e al costante dialogo che la società riesce ad avere con le realtà del volontariato del quartiere, con la Caritas Parrocchiale e con le scuole. Questo dialogo con le altre realtà è anche un vantaggio per le famiglie.

Ancora Ricci racconta la sua esperienza: «Ci sono famiglie effettivamente in difficoltà, ma che si vergognano a consultarci. In questi altri casi sospetti – riscontrabili anche dal fatto che le famiglie non vengono alle partite per non pagare il biglietto - spesso siamo noi dirigenti a proporre una diminuzione della retta, una dilazione nel tempo o altre soluzioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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