Proteste
BASKET»IL PERSONAGGIO
LUCCA. L’esordio è arrivato tardi, dopo due anni di esilio a Viareggio e Alghero, ma l’emozione e la soddisfazione del debutto nel campionato di A1 sono state comunque enormi. Cristina Mei, una vita...
LUCCA. L’esordio è arrivato tardi, dopo due anni di esilio a Viareggio e Alghero, ma l’emozione e la soddisfazione del debutto nel campionato di A1 sono state comunque enormi.
Cristina Mei, una vita da cestista con il Basket Le Mura nel cuore, ci è arrivata a 27 anni compiuti e ha provato subito a festeggiare i suoi primi 156 secondi nella massima serie con un canestro: poteva essere un assist quel passaggio di Francesca Dotto, Cristina non ci ha pensato più di tanto, quella situazione è capitata tante volte in allenamento e la palla è quasi sempre andata dentro. Stavolta no, stavolta il boato del pubblico viene ricacciato indietro, così come il pallone.
Decima del gruppo. «Sarà per un’altra volta», dice la guardia biancorossa, consapevole del suo ruolo, quello di decima del gruppo. Un ruolo che le si è profilato davanti in estate, a pochi giorni dal raduno di Le Mura, mentre ancora stava cercando una sistemazione che le consentisse di giocare ma anche di lavorare, dopo essersi laureata in ingegneria. «Mi chiamò Lidia Gorlin – ricorda Mei – per dirmi che coach Diamanti mi avrebbe voluto nel gruppo nelle 10. All’inizio ero titubante, ci ho pensato un po’ e mi sono detta quando mai mi sarebbe ricapitata un’occasione del genere. Ero un po’ preoccupato per l’inserimento nel gruppo, per la categoria. Invece tutto è stato semplice, mi hanno aiutato e stiamo bene insieme. C’è un bel clima nello spogliatoio e questo è un altro punto di forza della squadra».
Due anni lontana. Ma quei due anni senza i colori del Basket Le Mura addosso? «Dopo la promozione in A1 non sono stata confermata e così ho scelto di andare a Viareggio per continuare a giocare e finire gli studi. Siamo arrivati alla finale spareggio per l’A2, un obiettivo inaspettato. Quella di Alghero invece è stata una scelta di vita. Volevo cambiare aria, fare una esperienza nuova, andare in un posto dove non mi conosceva nessuno. Vivendo da sola, lontana da casa, sono cresciuta, è una esperienza che mi ha maturato, anche dal punto di vista del carattere. La rifarei immediatamente».
A1 fisica. Già, però adesso c’è da pensare al campionato di A1, una realtà completamente diversa dalle precedenti.
«Proprio così – spiega Cristina – ti senti coinvolta 24 ore al giorno sette giorni su sette. Dal campo quello che noti di più è soprattutto la fisicità, la velocità del gioco. Perché sotto l’aspetto della cura, dell’attenzione, della preparazione delle partite dal punto di vista tecnico e tattico con coach Diamanti non ci sono differenze fra l’A1 e le altre categorie. Certo, l’esordio è stato emozionante, anche se ero consapevole che la partita era già decisa. La nuova categoria, tanto pubblico al palasport mi hanno dato sensazioni molto forti».
Basket e lavoro. Cristina alterna le sedute di allenamento al lavoro nello studio del padre Alberto, dirigente di lunga milizia del Basket Le Mura. E’ pesante lavorare tutti i giorni col gruppo sapendo di avere poche occasioni di scendere sul parquet?
«Sapevo quello che mi aspettava quando ho accettato la proposta che mi è stata fatta – dice Mei – ma mi pesa meno ora di quando eravamo in A2. Sto bene nel gruppo e sono contenta anche se gioco solo due minuti, come è successo contro Faenza».
Ma questa squadra dove può arrivare? «Possiamo fare bene, siamo consapevoli che possiamo fare meglio della scorsa stagione, ma per ora non ci siamo poste alcun obiettivo. Andiamo avanti gara dopo gara». Basta essere pronti, dopo aver ritrovato quella maglia biancorossa, la numero 12, che per Cristina è quasi una seconda pelle.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google