Lutto
Dall’azionariato popolare passa il rilancio del calcio
Lucca United e i suoi 370 soci dopo l’acquisto del marchio entreranno nel club Coinvolgimento nella gestione ed iniziative per riportare i giovani allo stadio
LUCCA. Riscrivere la storia della Lucchese partendo dalle origini sull’esempio dei club tedeschi con stadi riempiti dalle famiglie, tanti giovani in campo e più democrazia nelle stanze dei bottoni. L’azionariato popolare con coraggio vuol percorrere una strada nuova con un progetto che oggi può apparire visionario, ma che tra 5-10 anni può diventare un modello da seguire per tante provinciali che non hanno alle spalle grandi gruppi industriali o potenti uomini d’affari che investono nel calcio metropolitano. Lucca United compie un anno e guarda al futuro con rinnovato ottimismo. In dodici mesi tanto è stato fatto, ma moltissimo è ancora da fare. La gemma dell’azionariato popolare è l’acquisto, il primo in Italia da parte della tifoseria, dello storico marchio As Lucchese Libertas 1905. Un marchio che dal 2008 in poi è finito due volte nel fango con l’onta di altrettanti fallimenti che pesano come un macigno e hanno allontanato tanti sportivi dal Porta Elisa. I 370 azionisti di Lucca United hanno acquisito consapevolezza che esiste un’altra via per far calcio a livello professionistico. Stefano Galligani e Piero Pacini, i portavoce dell’associazione dei supporters rossoneri, puntano a coinvolgere direttamente i tifosi nella gestione di una società che identifichi davvero la squadra di calcio con la città. Un tifo più maturo, consapevole e responsabile.
Percorso morale. Per i “saggi” di Lucca United gli oltre 100 fallimenti negli ultimi 10 anni del calcio professionistico in Italia devono far ripensare al modo di gestire il football: «Siamo i promotori di un percorso sportivo, morale e sociale. Vogliamo creare una cultura nuova: lo stadio deve essere un luogo d’incontro e di festa con famiglie e bambini che indossano i colori del club. I violenti, gli antisportivi, chi viene alla partita per creare confusione e disordine è fuori dalla nostra logica. La Lucchese, con in testa il presidente Nicola Giannecchini e il socio Moreno Micheloni, hanno sposato dall’inizio la nostra linea. C’è la volontà più volte ribadita di entrare con una quota all’interno della società. Per controllare, per vigilare, per proporre, per unire e per impedire che quanto è accaduto in passato possa ripetersi. Dovremmo essere bravi a mediare tra le esigenze di una parte della tifoseria che chiede continuamente miglioramenti tecnici e quelle del bilancio che dev’essere sempre sotto controllo e con i conti in regola. Società e azionariato popolare possono camminare di pari passo come avviene da anni all’estero».
Le iniziative. Scuole, sociale, incontro con gli altri azionariati italiani. Un percorso etico sostenibile con il socio-tifoso parte integrante nella condivisione e nell’assunzione delle responsabilità davanti alle difficoltà che si presenteranno. « Con la riforma della Lega Pro è questo il momento per assicurarsi un futuro che tra 5-10 anni potrebbe tornare ad essere radioso con la Lucchese in grado di riconquistare il suo habitat naturale che oscilla tra la B e la C. Non siamo soli. Con noi anche club gloriosi recentemente caduti nei dilettanti come Taranto, Salernitana, Ancona e Arezzo, ma anche compagini che non hanno ancora subito l’onta del fallimento come Modena, Vicenza e la stessa Roma guardano al futuro attraverso l’azionariato popolare. Lucca United ha diversi obiettivi: tornare nelle scuole e far conoscere ai sostenitori del domani le origini e la storia centenaria della Lucchese per appassionarli e convincerli a venire allo stadio. Poi i progetti per il sociale: dalle iniziative per i disabili allo stadio alla recente donazione di un ascensore alla Pascoli o piuttosto l’offerta fatta al Villaggio del Fanciullo in aiuto a una coppia in difficoltà economica oltre alla raccolta fondi per i terremotati dell’Emilia. Dobbiamo diventare un punto di riferimento della vita sociale della città».
Strutture e vivaio. «Siamo in contatto con l’amministrazione per una sede di Lucca United all’interno dello stadio. Un luogo di aggregazione con annesso un piccolo bar e il museo storico in modo da creare anche posti di lavoro. Purtroppo al di là delle promesse la burocrazia ci frena. Ci batteremo poi per eliminare una stortura tutta italiana: gli accrediti. A Lucca sono una marea. Troppi. Vanno ridotti. politici, amministratori, amici degli amici devono aprire il portafogli e per il bene del club pagare il biglietto. Proponiamo che quei politici che sostengono, specie in campagna elettorale, di amare la Lucchese facciano più di un abbonamento regalandolo a persone che non possono permetterselo. Il settore giovanile poi è il nostro credo quotidiano. Prima però deve essere costruito l’uomo e poi l’atleta. Lucca deve ricalcare i modelli di Novara e Varese che dopo retrocessioni dolorose o ripartenze nei dilettanti hanno realizzato centri sportivi all’avanguardia e nel giro di 6-7 anni sono arrivati molto in alto».
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