Proteste
Santarossa, il leader che guida l’Arcanthea
Il giocatore, 34 anni, fa valere l’esperienza di campionati in categorie superiori «Quest’anno so di avere più responsabilità e le motivazioni non mancano»
LUCCA. Quando c’è da segnare un canestro decisivo la palla deve passare obbligatoriamente dalle sue mani.
Con 22 anni di pallacanestro alle spalle Walter Santarossa sa sempre qual è la cosa giusta da fare e lo sta dimostrando anche a Lucca partita dopo partita. Nato a Roma nel 1978, ha iniziato a giocare relativamente tardi, a 12 anni, e poi cinque stagioni dopo è approdato al Don Bosco Livorno dove sotto la guida di Luca Banchi è cresciuto, ha vinto scudetti giovanili e poi ha esordito in A2.
La sua è una carriera importante costruita a suon di canestri e sudore, visto che la promozione in A1 se l’è conquistata sul campo nel 2002 andando a vincere a Reggio Emilia. «Ho giocato altre due stagioni a Livorno e poi a Reggio Calabria, prima di approdare a Biella», dice. E’ lì che la sua carriera da ala piccola è esplosa definitivamente: un giocatore a più dimensioni con palleggio e tiro da fuori, ma soprattutto con doti tali da renderlo probabilmente il miglior difensore in Italia nel suo ruolo. Così arrivano le convocazioni con la Nazionale sperimentale di Recalcati e l’oro e il bronzo ai Giochi del Mediterraneo. E ancora un po’ di squadre in giro dell’Italia – tra cui Teramo, dove conosce Lorenzo Marruganti – prima di approdare in Dna a Trapani nel 2009 e diventare uno specialista in promozioni: a Trapani e a Trento ha vinto gli ultimi due campionati.
«Le motivazioni quando si scende in campo sono forti a qualsiasi livello – spiega lui – e forse ora in Dna sono ancora più grandi perché ho maggiori responsabilità, gioco più minuti e sono il più grande di un gruppo molto giovane».
Poi passa a parlare della vittoria contro San Severo, una partita nel quale è stato senza dubbio il migliore in campo: «Nasco come tre, a volte ho giocato addirittura da guardia, poi in Dna ho sempre giocato da quattro, più vicino a canestro. Ma sabato, con i problemi di falli di Banti e Zanotti mi sono improvvisatoe da centro contro Iannilli che fisicamente è molto più grosso di me. E’ ovvio che io soffro la sua fisicità in area e a rimbalzo ma siamo stati tutti bravissimi a raddoppiarlo in fase difensiva e a quel punto in attacco l’ho sempre attaccato mettendo palla a terra e ho corso in transizione. Poteva essere un’arma a doppio taglio ma tutto ha funzionato nel modo migliore».
Un successo di squadra che quindi compensa lo stop di domenica scorsa a Firenze: «Siamo un buon gruppo che può fare molto bene – continua –. In questo campionato ci sono tante squadre forti ma noi stiamo davvero facendo i conti con la sfortuna. Quando saremo al completo ci aspettiamo di fare ancora meglio. E poi qui mi trovo benissimo e Lucca è la città ideale in cui vivere. Mi sono trasferito con mia moglie Jenny e il posto ci piace tantissimo».
Intanto a 34 anni, con una maturità scientifica in tasca, sta pensando a poco a poco anche a quello che potrà fare dopo: «Penso di avere più la testa dell’allenatore che del giocatore – sorride – per certi versi mi piacerebbe provare e restare nel mondo della pallacanestro, anche se mi rendo conto che in questo momento non è facile. Altrimenti farò il papà». Lo dice mentre tiene in braccio e si coccola il piccolo Leonardo, un anno e mezzo e già tantissima pallacanestro vista: «E’ nato quando eravamo a Trapani e già dopo una settimana era sui campi a vedere le partite dei playoff».(r.l.)
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