Il Tirreno

Lucca

Canalini, all’inferno e ritorno

di Luca Tronchetti
Canalini, all’inferno e ritorno

Una doppietta per sentirsi di nuovo calciatore: «Mi pare un sogno, non giocavo da quasi tre anni»

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Quando una partita può cambiarti la vita. Giacomo Canalini questa doppietta (per la verità almeno nel Novecento la prima rete sarebbe stata attribuita al difensore del Forcoli e annovera tra gli autogol) la sognava da quasi tre anni. E, probabilmente, la vittoria sul campo comunale di Capannoli servirà all’attaccante, cresciuto nei ragazzini della Lucchese ai tempi della C1 (allenatore Paolo Rossi, portato dall’allora responsabile del vivaio Gianfranco Luporini), per guadagnarsi la conferma per tutta la stagione. Canalini al momento dell’accordo sapeva di giocarsi l’ultima carta della carriera. Un contratto che poteva chiudersi entro dicembre se la punta non avesse dimostrato di essersi ristabilito dal doppio intervento ai crociati che gli ha condizionato una carriera che poteva aver ben altro sviluppo se si considera che il ragazzo di Carrara ha militato per sette stagioni nel settore giovanile del Torino, un tempo il più importante d’Italia, per poi finire in prestito alla Colligiana in Seconda Divisione. Con questa «doppietta» le sue quotazioni salgono e con esse la possibilità di proseguire la sua avventura con la maglia rossonera per tutto il campionato. «Ci voleva proprio questa bella iniezione di fiducia.- racconta raggiante l’attaccante subito dopo il fischio finale - Due reti fondamentali per la vittoria arrivate dopo un avvio in salita. Voglio ringraziare i compagni, il mister e il direttore che ha avuto fiducia di un ragazzo che non metteva piede in campo da 30 mesi e che ormai tutti davano per finito. La mia carriera riparte da Capannoli. Ho fatto la prima punta per esigenze tattiche, ma solitamente sono un attaccante esterno. Credo che con il rientro di Brega potrei esprimermi al meglio. Ma ogni decisione spetterà a Innocenti e al suo staff. Io sono a loro completa disposizione. Nel finale ero stravolto dalla fatica, ma questa giornata non la scorderò facilmente».

A chi gli fa presente che la dea bendata in occasione di entrambi i gol gli ha dato una bella mano lui replica secco: «Era il minimo che potesse fare dopo tutte le disgrazie che mi sono capitate. Scherzi a parte credo che per un attaccante sia importante la convinzione. Anche in occasione della seconda rete con il difensore in vantaggio non mi sono fermato e ho proseguito a rincorrere la palla approfittando dell’errore del portiere. Ecco, la testardaggine è una mia caratteristica. Sono uno che non molla mai in campo e fuori. L’autorete di Stefanini? Non siamo nel Novecento. La punizione l’ho calciata io e a prescindere dalla deviazione anche quel gol è mio».

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