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Lucca

Bergamini conquista i 7mila metri del Pik Lenin

Bergamini conquista i 7mila metri del Pik Lenin

L’alpinista lucchese pronto per una vetta del Tibet o del Nepal: «Adesso sono pronto per l’impresa»

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LUCCA. L’avventura siberiana sul Pik Lenin, montagna alta 7.134 metri si conclude con un nuovo successo. Il quinto in altrettante spedizioni per l’alpinista lucchese Riccardo Bergamini, socio della sezione Cai di Lucca e dipendente della cartiera Regina del gruppo Sofidel di Porcari. Una bella avventura con i russi che hanno trattato come un re l’alpinista lucchese che a un certo punto ha creduto di non farcela. «A 6100 metri ho avuto un attacco di dissenteria. - dice Bergamini - Non riuscivo più ad andare avanti. Sono stati momenti drammatici. Meno male che c’erano le guide russe che mi hanno fatto bere un liquido che ha bloccato la diarrea e mi ha consentito di arrivare in vetta. Il futuro? Mi sono arrivate tre proposte per scalare vette del Tibet o del Nepal sugli 8mila metri. Adesso credo di essere pronto». Arrivato in vetta al Pik Lenin l’alpinista lucchese ha tirato fuori una Madonna di Lourdes in plastica contenente l’acqua benedetta. «Il mio portafortuna personale» dice Bergamini.

La spedizione è durata 22 giorni. Punto di partenza il Campo Base (Cb) a 3600 metri. Il Pik Lenin è una montagna lunghissima, fra un campo e all’altro ci sono molti km di distanza. Il 4 agosto Bergamini ha salito due montagne di oltre 6000 metri. Un monte è senza nome, l’altra montagna è il Pik Razdenaya alto 6210 metri. Entrambi sono stati affrontati partendo dal campo C1. Il 5 e 6 agosto invece l’alpinista ha dormito due notti sotto una bufera di neve al C3 (6100m) ed ha tentato la vetta del Pik Lenin, ma per maltempo e rischio valanghe a circa 6550 metri è dovuto ritornare al campo C3. Sono tornato al C1 a 4400 metri tre notti per riposarmi ed il 10 agosto direttamente da lì è ripartito per il C3 a 6100 metri. «Alle quattro dell’11 agosto - racconta - sono partito insieme ad Andrei e Viktor, due alpinisti russi provenienti dalla Siberia, per la vetta. Temperatura a 6100 -25 gradi, prima parte della salita con poco vento. Siamo andati molto veloci, ma a circa 6800 metri si è alzato il vento ed ha cominciato a nevicare. Visibilità scarsa. Abbiamo mantenuto la calma, non riuscivamo a trovare la cima, ma dopo circa 3 ore siamo finalmente in vetta. Pochi ma intensi minuti di gioia, foto e video per immortalare l‘impresa e poi partenza veloce per il C3. La discesa è stata dura sia per la scarsa visibilità sia per la tanta neve che arrivava fino al ginocchio. Arriveremo sani e salvi al C3 verso le 16, dopo che sia io che Andrej siamo “volati” per alcuni metri sulla parte finale della discesa, per fortuna senza conseguenze. Viktor arriverà circa due ore dopo. Alla fine grande festa con riconoscimento delle autorità locali».

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