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Barga e Fornaci, una fusione impossibile

Barga e Fornaci, una fusione impossibile

La rivalità fra le due società dello stesso comune è più forte anche della crisi economica

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LUCCA. In tempi di crisi, facile pensare che ci possano essere società che pensino ad unire le proprie forze e dar vita ad una fusione necessaria a causa della mancanza di sponsor e di volontari a sostegno delle varie squadre. Il caso più eclatante di fusione mancata nella nostra provincia è quella che vede protagonista il comune di Barga: diecimila abitanti in un territorio geograficamente non facile e tre squadre di assoluto valore nelle rispettive categorie. Nel capoluogo ci sono il club con la categoria più alta (Barga) e quello più giovane, ovvero il Sacro Cuore, che gioca le gare interne a Ponte all'Ania. Sulla sponda sinistra del Serchio c'è lo stadio di Fornaci, società nata nel 1926 all'ombra delle ciminiera della Società Metallurgica Italiana. Perchè non fondersi? È così forte il campanilismo anche tra frazioni dello stesso comune?

Abbiamo chiesto un parere a quattro figure di rilievo di ieri e di oggi delle tre società.

Marco Poletti. L’ex ds Barga, ora consigliere, non è più in prima linea nella gestione della squadra, ma conosce bene la realtà del suo paese: «Negli anni Novanta e in tempi recenti, c'è stato un pirmo passo verso la fusione che era impensabile fino a qualche anno prima ci siamo seduti ad un tavolo e ne abbiamo parlato. Alla fine, è prevalso il campanilismo da una parte e dall'altra. Ed è così che Barga e Fornaci sono rimaste due realtà separate».

Nicola Lanzalotta. Il responsabile del settore giovanile del Fornaci, è residente a Borgo a Mozzano e tende ad abbattere i muri del campanilismo. Confermati i tentativi ricordati da Poletti: «I contatti ci sono stati, ma si sono sempre chiusi con un nulla di fatto. Barga e Fornaci sono due realtà con la loro storia, i loro personaggi, i loro sponsor e sono quindi difficili da unire. La storia poi è ricca di aneddoti che vanno in direzione opposta, ovvero di sfide e duelli che hanno coinvolto interi paesi».

L'analisi di Lanzalotta è ancora più profonda e non prevede la necessità di unirsi a tutti i costi. «Si fanno le fusioniin caso di gravi crisi economiche o dirigenziali, oppure se si vuole aumentare il budger per vincere campionati e salire di categoria. Non è questo lo spirito del Fornaci. Se facessimo la promozione con il Barga, cosa farebbero i nostri giocatori di seconda categoria? Li costringeremmo a smettere? E tutto il settore giovanile? Abbiamo duecento tesserati e tutte le squadre che vanno dai grandi fino ai nati nel 2006/2007. Dimezziamo il numero di bambini che praticano il calcio? Nei settori giovanili non sono necessarie le fusioni, mentre nel dilettantismo i giocatori devono capire che i rimborsi non potranno essere alti come avveniva in passato in alcune realtà. Anche gli allenatori sono tanti sulla piazza e molti antepongono la passione agli interessi economici».

Paolo Capannacci. Il segretario del Sacro Cuore, spiega che la sua società non è interessata a fusioni: «Siamo nati cinque anni fa per non lasciare l'opera che Don Francesco Pockaj faceva con i giovani della zona. I risultati positivi degli ultimi anni hanno portato entusiasmo a tutto l'ambiente e abbiamo avuto l'ingresso in società di due importanti imprenditori come Avdiu e Tiziano Pandolfo».

Massimiliano Falsini. Il nuovo ds del Barga è a caccia di giocatori residenti in zona: «Vogliamo riportare pubblico allo stadio e creare entusiasmo attorno alla nostra squadra otto giocatori di Barga provenienti dalla juniores».

Ogni club è poi legato alle sue tradizioni: il Fornaci ogni anno rievoca il passato legato alla SMI e propone il torneo Luigi Orlando, capostipite della famiglia che ha portato l'industria metallurgica a Fornaci. Il Barga ogni anno organizza la sagra del "Pesce e Patate" che vede i dirigenti cimentarsi in attività culinarie per portare incassi alla società diretta dallo storico presidente Carlo Mori. La storia del Barga è ricca di giocatori passati al professionismo, tra cui spicca Johnny Moscardini, italo scozzese che ha esordito anche nella nazionale maggiore negli anni del fascismo (nove gare e tre reti). Una fusione nel comune c'è già stata: nel 2007 il Fornaci si unì con l'Ania, dando vita al Fornaciania Mediavalle. Dissidi tra chi proveniva da un club e chi dall'altro, hanno portato alla scomparsa del nome "Ania" dal mondo del calcio. La società è tornata a chiamarsi Fornaci 1926, mentre nel 2004 è sparito il Castelvecchio Pascoli, dopo anni di seconda categoria. Fare la fusione è davvero una cosa impossibile.

Michele Citarella

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