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Lucca

L’allenatore tra passato e presente

L’allenatore tra passato e presente

Dai concetti di Bagnoli agli anni con l’Omone: «Troppi interessi rovinano il calcio»

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LUCCA. Da Bagnoli ad Orrico, dal calcio degli anni Ottanta a quello di oggi fatto. Il tutto con la schiettezza di un livornese di scoglio e condito da freddure e irresistibili gag. Luciano Bruni, 52 anni da compiere la vigilia di Natale, è in forma smagliante. E dopo la presentazione ufficiale tifosi e cronisti ascoltano incantati i suoi racconti.

Bagnoli. «Ogni tanto lo sento. Poche parole, ma concetti chiari. A lui m’ispiro nel rapporto con i giocatori. Diceva sempre “il mediano deve fare il mediano”. Sembra una frase banale che racchiude un concetto semplice. Ma se vai ad analizzarla bene scopri che nel calcio di oggi non è così scontata come sembra. Oggi nel calcio come nella vita nessuno sta più al suo posto. Si è perso il senso della misura, il senso delle cose».

Orrico. «Quando misi piede per la prima volta nello spogliatoio della Lucchese (ottobre 1989)me lo vidi davanti con l’ombrello da pastore aperto. Diedi il buongiorno e lui di rimando “Te non giochi mai, ti hanno preso Maestrelli e Vitale e non giochi mai”. Qualcun altro al mio posto sarebbe svenuto all’istante. Io, da buon livornese (abita all’Arsenale), replicai. “L’importante è la salute”. Ricordo la tensione di quell’inizio. Giocavamo con il Chievo al Porta Elisa e io e Brondi (altro livornese) ci accomodammo in panchina. Mi guardò sgomento e mi disse: “Luciano, dove siamo finiti?”. A distanza di 19 anni e nonostante alla fine giocai 34 partite in 18 mesi il ricordo di Lucca e della Lucchese è ancora vivo dentro di me».

Ieri e oggi. «La mia generazione era animata da sana e genuina passione. Sapevamo chi eravamo e dove volevamo arrivare. Oggi si presentano a 14 anni già con il procuratore e da soli non sono capaci ad allacciarsi un paio di scarpe. Ma gli under stiano tranquilli: con me impareranno».

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